Nella notte  fatale a Berlusconi la Tv manda in onda due trasmissioni, una segue l’altra: fanno capire alle generazioni disoccupate com’è cambiata l’Italia. Programmate chissà quando, si intrecciano nell’ora fatale.

Rai 3, Linea notte: Maurizio Mannoni vuol sapere cosa può succedere dopo il diluvio. Segue il documentario di Anna Vinci dedicato a Tina Anselmi, memoria perduta nel tempo, ma i tempi si ripropongono e i protagonisti non cambiano. Quasi un faccia a faccia sullo stesso racconto criminale. “Voglio salvare la democrazia mutilata da una sentenza infame”: Daniela Garnero, in politica Santanchè, è l’idealista dal cuore straziato. Si batterà sino all’ultima barricata per trascinare l’indignazione del popolo italiano. E democrazia diventa una parola di gomma. La si tira dove conviene. Dieci minuti dopo ecco l’Anselmi protagonista di una democrazia normale. Sobria, mai vanitosa, lontana dalle comparsate: “Io, io, io”. “Per renderla concreta ogni giorno dobbiamo prendere la nostra parte di responsabilità con spirito di servizio e modestia di comportamento. Siamo solo al servizio della gente”. Buonsenso da maestra di campagna. Aveva 17 anni quando dalle forche del suo paese pendono i ragazzi impiccati dai nazisti. Non si nasconde: subito staffetta partigiana aspettando il ritorno di un amore che dalla guerra di Russia non tornerà. Laurea alla Cattolica di Milano, militanza sindacale e politica fino a diventare il primo ministro donna della storia d’Italia.

Lavoro e poi Sanità: dobbiamo a lei il servizio nazionale. A 52 anni guida la commissione parlamentare che condanna le manovre minacciose degli iscritti alla P2 di Licio Gelli (Berlusconi e Cicchitto fra i numerari). Impegno terribile nella rete delle complicità massoniche, militari e poteri nascosti, trame che disegnano una presidenzialismo autoritario.

La conclusione fotografa l’Italia della P2 che si preparava a diventare l’Italia di oggi. E a 52 anni (stessa età dell’Anselmi presidente della commissione) Daniela Garnero (Santanchè) punta il dito contro gli orribili colpevoli dell’orribile ingiustizia: comunisti che non si arrendono mai. Qualche giustificazione ce l’ha. Biografia diversa dall’impegno di Tina mai proprietaria di locali notturni.

Post fascista per vocazione (An di La Russa), la Santanchè litiga con Fini e naufraga nella Destra di Storace pura come un giglio: “Per far carriera a Berlusconi non la do”. Trova inutile il voto delle donne al Cavaliere fino a quando, 2008, abbandona Storace per pellegrinare ad Arcore. A volte, le coincidenze: l’anno prima la sua società Visibilia diventa l’agenzia alla quale Paolo Berlusconi affida la raccolta pubblicitaria de Il Giornale. Ma le affinità elettive preesistevano. Quei voltafaccia disinvolti. 1989, c’è ancora il Muro di Berlino mentre il patron di Milano 2 schifato dalla politica “corrotta alla quale mai si sarebbe concesso” fa sapere al Corriere che “i comunisti sono perbene. Con loro già lavoro, lavorerò sempre di più perché di loro mi fido”. L’Anselmi del bel racconto di Anna Vinci (le ha dedicato tanti libri anche se nel-l’ultimo cambia tragedia: La mafia non ha lasciato tempo, Rizzoli); l’Anselmi, non si sarebbe intenerita ai piagnistei di uno così. Ma i Figli della Lupa – onorevoli e giornalisti – e le Giovani Italiane dell’uomo che fa il forte piagnucolando, non si rassegnano alla sciagura del perdere le poltrone ed uscire dai libri paga. La differenza tra le due donne, e le due italie, è solo questa.

il Fatto Quotidiano, 6 Agosto 2013