Secondo una leggenda, sopra la testa di Damocle pendeva una spada affilata sostenuta da un esile crine di cavallo. L’Ilva ha sopra il capo ben tre di queste spade. La legge appena approvata vorrebbe salvarla dall’incubo di queste tre spade. Vi vorrei spiegare come e perché.

Partiamo con il dire che la conversione in legge del Decreto n.61 disciplina il commissariamento straordinario di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale la cui attività produttiva comporti pericoli gravi e rilevanti all’ambiente e alla salute, a causa dell’inottemperanza alle disposizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). 

In teoria quindi appare come il temporaneo trasferimento in mani “affidabili” (quelle dello Stato) di un’azienda privata “inaffidabile”. Ma è proprio così? No, assolutamente no. In realtà questa legge – va ricordato – nasce per scongelare i beni sequestrati alla famiglia Riva dalla magistratura di Taranto. Il GIP Patrizia Todisco aveva infatti firmato il 22 maggio 2013 un decreto di sequestro per equivalente di beni per 8,1 miliardi di euro, cifra che corrisponderebbe, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, al notevole vantaggio economico corrispondente alla mancata attuazione degli interventi per la protezione e salvaguardia dell’incolumità dell’ambiente, degli operai e dei cittadini di Taranto. Fu un atto che i politici filogovernativi non digerirono.

Il Procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, dichiarò: “Se volete fermarci fate un’altra legge“. 

E così è stato. Questa è quindi una ciambella di salvataggio statale per mettere nuovamente fuori gioco la magistratura. C’era già stata la legge 231/2012 per mettere fuori gioco la magistratura: fu la prima legge che venne definita “Salva Ilva“. Vi ricordate cosa prometteva quella legge? Quella legge doveva “garantire” la realizzazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e, per darne la “certezza assoluta”, incorporava nella legge le prescrizioni dell’AIA stessa. Si disse che quella legge “cristallizzava” l’AIA e la imponeva con la forza della legge: dura lex sed lex. Dietro questa burbera facciata – che serviva a incassare il parere positivo della Corte Costituzionale – si nascondevano la propaganda e l’ipocrisia.

Oggi infatti – con la solerte benedizione di Napolitano – quell’AIA potrà essere modificata. Quell’AIA rigida come l’acciaio nella cosiddetta “Salva Ilva 1” oggi diventa morbida come il burro alla luce della attuale legge, rinominata “Salva Ilva 2”.

Ma perché era così urgente fare proprio questa nuova legge? Ed ecco che torniamo alle tre spade di Damocle di cui parlavamo prima. Sulla testa dell’Ilva pende infatti la prima spada di Damocle: il decreto di sequestro “per equivalente” finalizzato alla confisca, disposto dalla magistratura.

Inoltre pende – strano a dirsi! – la seconda spada di Damocle delle sanzioni conseguenti alla mancata attuazione della “Salva Ilva 1”. Stanno infatti scattando le sanzioni di legge per inadempienza alle prescrizioni dell’AIA.(cfr. http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/diffida-ministeriale-per-inosservanza-delle-prescrizioni-autorizzative-e-comunicazioni-conseguenziali);

L’obbligatorietà delle sanzioni contro l’Ilva era stata ricordata dal Garante dell’AIA il 18 luglio. Risultato? Il Garante nella presente legge viene rimosso perché scomodo ostacolo

Quella che si preannuncia è la predisposizione di un Piano Industriale che non potrà rispettare la tempistica dell’AIA, come ha dichiarato più volte il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi. Questa legge annullerà a breve l’AIA “rigida come  l’acciaio” e la sostituirà con un più malleabile piano industriale che viola lo stesso “principio di equilibrio” fra diritti che era stato dichiarato inderogabile dalla Corte Costituzionale, invaghitasi delle certezze dell’AIA “rigida come l’acciaio”.

Dall’equilibrio garantito (per la Corte Costituzionale) da quell’AIA si passa in tal modo allo “squilibrio” fra diritti, a danno del diritto alla salute.

E stiamo per arrivare – tenetevi forte – alla terza spada di Damocle. A rendere infatti difficile la vita all’azienda c’è un’ordinanza di otto pagine, datata 1 giugno 2013, con cui il GIP di Taranto Patrizia Todisco aveva annunciato all’allora legale rappresentante dell’Ilva Bruno Ferrante l’esecuzione di ispezioni anche notturne da parte dei carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) e dei custodi giudiziari nelle aree degli impianti posti sotto sequestro al fine di verificare l’attuazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e per controllare che non permanessero situazioni di pericolo per la salute e l’ambiente.

Questo provvedimento del Gip – la terza spada di Damocle – contiene delle importanti considerazioni in merito all’interpretazione che la magistratura di Taranto intende dare della sentenza della Corte Costituzionale che il 9 aprile 2013 ha sostanzialmente dichiarato che la legge 231/2012 (definita da più parti “Salva Ilva”) non violerebbe la Costituzione.> In questo atto il GIP Patrizia Todisco sottolinea come tale legge (pur dichiarata costituzionale dalla Consulta) non consente tuttavia una mera prosecuzione incondizionata della produzione ma una facoltà d’uso condizionata alla puntuale osservanza dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Conferma quindi il sequestro degli impianti inquinanti e delle aree del parco minerali, delle cokerie, dell’agglomerato, degli altoforni, delle acciaierie e del GRF (reparto di taglio e recupero materiali ferrosi). Pertanto la legge 231/2012 – secondo l’interpretazione del GIP che cita vari passaggi della sentenza – subordina la facoltà d’uso alla “puntuale, scrupolosa e costante osservanza dell’AIA”.

In pratica alla non osservanza dell’AIA poteva seguire non solo la sanzione economica (che potrebbe arrivare fino ad un decimo del fatturato dell’Ilva) ma un nuovo sequestro degli impianti senza facoltà d’uso per violazione dell’AIA. La legge appena approvata permetterà di modificare in peggio l’AIA, con deroghe e proroghe, in modo che formalmente l’llva risulti in regola, una volta manomesse le prescrizioni

Ossia la si mette in regola non imponendole l’obbedienza alle prescrizioni ma modificando le prescrizioni stesse.

Ci sembra assolutamente grottesco che la nuova legge, approvata perché l’AIA era stata ripetutamente violata per sei mesi, serva proprio a modificare l’AIA e non a garantire l’osservanza della legge. La nuova legge può rendere legale ciò che prima era “fuori norma”. La nuova legge ha pertanto il fine di avviare una sanatoria per mettere al riparo l’azienda da sanzioni che erano già pronte. Si veda la Diffida Ministeriale per inosservanza delle prescrizioni autorizzative.

E’ una vicenda complessa. Ma chi la sa seguire fino in fondo comprende che in questo caso la legge viene continuamente rimodellata per uno scopo primario che purtroppo non è quello di tutelare la salute e la vita ma è al contrario quello di tutelare un’azienda e i suoi lucrosi profitti messi sotto sequestro.

Nel Manifesto del Partito Comunista (1848), Marx ed Engels affermarono che “il potere esecutivo dello stato moderno non è altro che un comitato per gestire gli affari comuni della borghesia nel suo complesso”. Giorgio Napolitano, che da giovane ha studiato con passione Marx ed Engels, oggi sembra quasi voler verificare la fondatezza di quelle analisi. Analisi che, attualmente, sarebbero considerate rozze, vecchie e ormai superate.