Al governo tira aria di privatizzazioni e il Pd prende le distanze dalla vendita di società pubbliche. ”Il Pd è radicalmente contrario a ipotesi di privatizzazioni delle società a partecipazione statale come Eni, Finmeccanica, Enel e le altre principali partecipate”, ha dichiarato il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, rispondendo in Senato ai cronisti.

Le dichiarazioni del viceministro non coincidono con quelle del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, secondo cui “non è escluso che il Tesoro decida di cedere quote di società pubbliche – incluse Eni, Enel e Finmeccanica – per ridurre il debito”. Le parole di Saccomanni sono state seguite nei giorni scorsi da quelle del premier Enrico Letta, che – mentre si trovava in Grecia – ha annunciato: “Credo che in autunno presenteremo un importante piano di privatizzazioni”.

Non si è fatta attendere la risposta di Beppe Grillo, che ieri ha risposto al presidente del Consiglio sul suo blog. “Il problema dell’Italia sono i suoi amministratori che la spolpano anno dopo anno. Se non vengono fermati, con i ‘piani larghi’ di Capitan Findus Letta dell’Italia non rimarranno neppure le ossa“, ha scritto il leader del Movimento 5 Stelle. “Letta – premette Grillo – è al lavoro. Si occupa di saldi. Si è recato in Grecia per vedere di persona come sarà l’Italia nel prossimo futuro”.

Il premier – prosegue – “ha dichiarato sotto il Partenone: ‘In autunno presenteremo un importante piano di privatizzazioni’. Lo ha detto con il piglio dello statista. ‘Sarà un piano largo del quale ho già parlato con le parti sociali e al quale lavoreremo ad agosto e settembre’. Il ‘piano largo‘ consiste nella cessione del patrimonio dello Stato e della sua partecipazione nelle più importanti imprese del Paese: Eni, Enel e Finmeccanica. Una svendita, un ‘garage sale’ di quello che resta dell’Italia. Il ‘piano largo’ serve per pagare gli interessi sul debito che continuano, inarrestabili, ad aumentare, e per guadagnare tempo”.

“Eni, Enel e Finmeccanica – conclude il post – appartengono al popolo italiano. Sono aziende costruite grazie al lavoro di generazioni, il cui controllo per il Paese è fondamentale. Nessun Letta o Saccomanni le può vendere come se fossero ‘cosa loro’ per salvarsi temporaneamente le chiappe. La chiave del cambiamento è in una nuova classe politica. L’unica speranza è il default dello Stato”.