Certo, siamo il paese delle anomalie e delle anormalità. Ma su Renzi e sulle primarie nel Pd stanno circolando cose assai strane, purtroppo ormai diventate luoghi comuni, ma assolutamente folli. Ho letto per caso il blog di un tipo sveglio come Andrea Scanzi. E che dice? Dice che Matteo Renzi “rappresenta lo yuppismo, la frivolezza furbina, il piacionismo bipartisan, la ribellione annacquata”, ha “idee politiche sostanzialmente di destra”, “non c’entra niente con la sinistra”, “in un paese normale, sarebbe l’erede naturale (e assai più accettabile) di Berlusconi. In un paese schizofrenico, viene spacciato per leader di centrosinistra”, e poi schizofrenicamente Scanzi stesso ritiene che tutto questo non autorizzerebbe il “sinedrio Pd” a blindarsi per evitare che Renzi arrivi a dominare nel Pd, ma al contrario dovrebbe indurlo a stendere il tappeto per l’ingresso trionfale del piacione di destra. Perciò “l’ostracismo del sinedrio Pd contro Renzi”, anziché apparire conseguente e comunque comprensibile, “è risibile, squallido, masochistico e ferocemente antidemocratico”.

E perché antidemocratico? Perché, nientepopodimeno, gli anti-Renzi pretenderebbero di far votare, per l’elezione del segretario del Pd, gli iscritti del Pd! Mentre è notorio che la democrazia esigerebbe che, per nominare gli iscritti di un partito, debbano votare (e votino abitualmente) anche i non iscritti a quel partito!

Del resto cosa dice il prode e ultrademocratico Roberto Giachetti? “Far votare gli iscritti è una proposta sbagliata!”. E ironizza: “Che votino solo i dipendenti del Pd e gli staff dei ministri, no?”. Peppe Civati non ha dubbi: “Il segretario del partito lo debbono scegliere gli elettori”: dunque, primarie con gli elettori per il segretario, primarie con gli elettori per la candidatura a premier, ancora e sempre gli elettori infine alle elezioni vere e proprie.

E, allora, perché uno si dovrebbe iscrivere a un partito? Fa l’elettore e basta. Forse, in definitiva, si vuole affermare che iscritti al partito e partito non servono più a niente: tutto aperto, tutto liquido, tutto affidato a organizzazioni elettorali e a leader carismediatici.

Ma allora ditelo! E non spacciate per anormalità la cosa più normale e banale che si possa dire (e che ha detto ovviamente Bersani): “Tutte le primarie sono aperte, ciascuna secondo la propria logica. Le primarie per il premier a chi si dichiara elettore del centrosinistra. Quelle per il segretario a chi aderisce al Pd”. Come a dire che se hai sete ti fai una sorsata d’acqua o di altra bibita, e se hai fame ti siedi ad un ristorante o ti fai un panino. Come a dire che, se devi eleggere il capo di un condominio, fai l’assemblea dei condòmini; se devi eleggere invece il capo di un caseggiato composto da più condominii, fai votare tutti i residenti in quel caseggiato; se devi eleggere il sindaco della città, partecipano tutti i condòmini dei tutti i condominii di tutti i caseggiati della città…

E invece no. Troppo banale, troppo antico, troppo politicamente corretto (anzi ormai scorretto), troppo casta. “Sono matti, totalmente matti”, esplode Renzi, forse sinceramente indignato. La linea del trio Bersani-Franceschini-Letta è “quella di far scegliere il segretario solo dagli iscritti”, si rileva sul Corrierone: “il che equivale a dire, come ha spiegato Renzi ai suoi, che alle primarie non potrebbe votare nemmeno Romano Prodi, visto che non ha rinnovato la tessera.

Un paradosso”. Cioè, paradossale sarebbe l’obbligo di iscriversi ad un partito – come a qualsiasi altro organismo o club o circolo – per concorrere a determinare le decisioni di quel partito, e non invece, al contrario, la pretesa di volervi contare senza nemmeno iscriversi. Ma così va il mondo: al contrario.

Tutti indignati, allora. Persino Scanzi, insieme al veltroniano Andrea Martella: “Quello di far votare solo gli iscritti è un’idea sciagurata e contraria al Dna del Partito democratico”. E al renziano  Davide Faraone: “Sembra di essere tornati al Partito comunista”.

Il buon Epifani, per evitare spaccature, cerca una mediazione e propone: il segretario sia eletto non solo dagli iscritti ma “anche dagli aderenti”. Che forse sarebbero gli iscritti dell’ultimo momento o con modalità più o meno differenti da quelle degli iscritti veri e propri. No, ai sostenitori delle primarie allargate questo non basta. E non lo chiedono ovviamente a Berlusconi o a Grillo o a Monti o a Casini, ma al Pd. Appunto, all’unico partito – poverino – non personale e democratico rimasto sulla piazza, perciò diviso, rissoso, penetrabile come un panetto di burro (via via, dai Vendola, dalle Bonino, dai Renzi, ecc.) e, sì, autolesionista. Sino al punto di far votare non solo iscritti e aderenti, ma anche simpatizzanti, antipatizzanti, rottamatori e, perché no? infiltrati per decidere del proprio destino.

Tutto questo, ovviamente, a prescindere dal fatto che gli anti-Renzi vogliano limitare il corpo elettorale del segretario agli iscritti al Pd, fra i quali ritengono di poter contare su una solida maggioranza, e che Renzi e i renziani vogliano invece ampliarlo all’area – come direbbe Scanzi – dello yuppismo, della frivolezza furbina, del piacionismo bipartisan, della ribellione annacquata, delle idee politiche sostanzialmente di destra e del berlusconismo più o meno consapevole, nella quale ritengono di poter acquisire loro la maggioranza.

Ma non a prescindere da un piccolo particolare: che si deve eleggere il segretario di quegli iscritti e non il leader di quell’area.