Il Pd gli ha dato l’aut aut: o sta con i democratici o continua a guidare il suo movimento, il Megafono. “Atteggiamento stalinista: la base del Pd sogna un segretario nazionale come me, le alte sfere un po’ meno” replica lui. Nel frattempo, gli attivisti No Muos cingono d’assedio Palazzo d’Orleans, guidati dai parlamentari regionali del Movimento 5 Stelle: “Hai tradito i siciliani” tuonano i manifestanti. Per Rosario Crocetta sono momenti difficili: ai malumori interni al suo partito, contemporanei a una sua ipotetica candidatura alla segretaria nazionale, si sommano le aspre polemiche scoppiate dopo che, nelle ultime ore, ha revocato di suo pugno lo stop ai lavori della centrale radar che gli Stati Uniti vorrebbero costruire a Niscemi. “Ho le mani legate: basta con la demagogie” reagisce il governatore da Palazzo d’Orleans.

Ha ritirato la revoca da lei stesso decisa alcuni mesi fa: i lavori per il Muos riprenderanno. Eppure lei aveva improntato parte della sua campagna elettorale contro il Muos. Perché questo clamoroso passo indietro?

Non è colpa mia se il governo di Raffaele Lombardo aveva già dato tutte le autorizzazioni al Muos. Io sono arrivato dopo, ho cercato di fare di tutto per bloccare i lavori, ma sono soltanto un presidente della Regione che si è trovato con accordi già firmati. Che colpa ne ho io se l’Istituto Superiore di Sanità ha deciso che il Muos è una specie di Eden? Sa che gli americani avrebbero potuto chiederci 18 miliardi di dollari di risarcimento danni?

Il Tar però aveva dato ragione alla Sicilia e torto al ministero della Difesa: gli abitanti di Niscemi hanno diritto alla salute. Ha intenzione di incontrarli, dopo il ritiro della sua stessa revoca?

Certo che li incontrerò, Gli spiegherò che l’istituto superiore di Sanità ha deciso che il Muos è una specie di Eden. Non io, ma l’istituto superiore di Sanità. Io non posso prendermi la responsabilità di far fallire la Sicilia, sotto il peso di una richiesta di risarcimento danni di quella portata. Gli Stati Uniti sostengono che l’intero complesso Muos a livello mondiale costi 18 miliardi di dollari e che tale istallazione non può funzionare senza l’impianto di Niscemi. Senza contare che io rischierei un’incriminazione per abuso di potere.

Poco prima di stoppare i lavori, nel marzo scorso, aveva detto che il Muos era una polveriera. Aveva fatto cenno a imprecisati poteri forti. Oggi quella polveriera ha rischiato di esplodere? E’ per questo che ha ritirato la revoca?

Quella polveriera è ancora lì. Avevo utilizzato quelle parole dopo il racconto dell’ex senatore De Gregorio: stiamo parlando della prima potenza mondiale, di accordi internazionali. Io sono solo un presidente di regione.

Il Movimento 5 Stelle però sottolinea come lei abbia preso i voti anche grazie alle battaglie contro il Muos, e oggi invece ritira lo stop ai lavori.

I grillini non sono i No Global: hanno i parlamentari, facciano una proposta, facciano una legge. Basta con la demagogia di piazza: qui si parla di atti legislativi. Non credo che una legge regionale possa risolvere la situazione: il Muos è frutto di accordi internazionali, è a Roma che devono intervenire. I grillini hanno i deputati a Roma: propongano una legge, io qui ho le mani legate.

A Roma, però, ci sono anche i deputati del suo partito, il Pd. Non la sostengono in questa battaglia?

Il mio partito è un partito come gli altri: può fare proposte. Ma ci vuole una volontà nazionale.

Il Pd non ha digerito l’escalation del Megafono, il suo movimento. Adesso deve decidere: o sta col Megafono o sta con il Pd, altrimenti decade dal partito. Ha deciso cosa fare?

Il comitato di garanzia ha detto che ci vuole un accordo politico. Io davvero non capisco dove sia il problema. Tutti i leader hanno associazioni politiche personali: i renziani, Veltroni, D’Alema. E nessuno ha mai detto niente. Se però Crocetta fa il Megafono è un problema. E allora mi sembra una decisione stalinista, molto poco democratica.

Alle ultime amministrative il Megafono ha imbarcato anche parecchi candidati con un recentissimo futuro nel centro destra. Candidati che, come nel caso di Ragusa, ha fatto molto discutere. Si è pentito di averli sostenuti?

Il candidato di Ragusa non era un candidato strettamente del Megafono. Era un candidato deciso territorialmente, che non impersonava totalmente l’idea del Megafono. A me piace molto il candidato grillino che ha vinto, Piccitto: l’ho conosciuto, è un bravissimo ragazzo. Anche Accorinti a Messina mi piace.

Sia Piccitto che Accorinti hanno sconfitto le coalizioni di cui faceva parte durante le elezioni.

Ma col senno di poi rappresentano di più l’idea che ho della politica.

Continua a pensare di candidarsi alla segreteria nazionale del Pd?

Guardi, più che pensarci io, ci pensano gli altri. Me l’hanno chiesto e me lo chiedono. La base del Pd sogna di avere un segretario come Crocetta.

E lei?

Io penso solo alla Sicilia. Dopo il caso Megafono, dopo il Muos, mi sembra chiaro che se alla base piacerebbe una mia candidatura, così non è per le alte alte sfere del partito.  

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