Un saluto alla città e un’invettiva contro chi l’ha costretta a lasciarla. Ma anche un’apertura significativa ad un futuro diverso, in politica. Desirèe Digeronimo è il magistrato barese che ha condotto l’indagine nei confronti di Nichi Vendola, accusato di aver favorito la nomina di un primario e assolto lo scorso ottobre. Ieri è stata trasferita presso la procura di Roma: il Csm ha accolto la sua richiesta di trasferimento, frutto degli strascichi dell’inchiesta sul governatore pugliese. E oggi ha deciso di raccontare la sua verità: lo ha fatto con una “lettera aperta ai cittadini baresi”, in cui ripercorre le vicende degli ultimi mesi e anticipa quelle dei prossimi. 

L’aveva già annunciato, del resto, nei giorni scorsi: “Per la prima volta in tutti questi anni sarò io a parlare”, aveva scritto ieri sul suo profilo Facebook. E di sassolini dalla scarpa se n’è tolti parecchi: nei confronti del “potente” presidente Vendola, che l’aveva accusata a mezzo stampa di essere influenzata nel suo lavoro dalla sua “rete di amici e parenti“; ma anche nei confronti dell’Associazione Nazionale Magistrati, che avrebbe dovuto proteggerla “in virtù della sua funzione”. E non l’ha fatto. “La mia incompatibilità ambientale nasce dall’incolpevole circostanza di essermi imbattuta in un’indagine che avevo il dovere, in ossequio al servizio che svolgevo per i cittadini di Bari, di approfondire e concludere; doveri che mi imponevano di non voltare la testa, di non tenere le carte nei cassetti”, scrive la Digeronimo. “Incolpevolemente ho pensato che indossare la toga significasse osservare fino in fondo il principio che ‘la legge è uguale per tutti’, incolpevolemente ho pensato che per un giudice il primo dovere fosse proseguire il suo lavoro nel silenzio e nella riservatezza, facendo parlare esclusivamente i propri provvedimenti”.

L’assoluzione dello scorso ottobre dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio non è stato il punto conclusivo dell’inchiesta condotta dalla Digeronimo. All’indomani della sentenza, infatti, la pm barese insieme al collega Francesco Bretone aveva presentato un esposto contro Susanna De Felice, il giudice che aveva assolto il Governatore, rilevando l’amicizia della stessa con Patrizia Vendola, sorella di Nichi. Una mossa (poi sfociata in un nulla di fatto) che aveva suscitato molte polemiche, e soprattutto un documento di solidarietà nei confronti della De Felice e contro la Digeronimo firmato da 26 magistrati della Procura di Bari. Di qui la procedura di “incompatibilità” avviata dal Csm, a cui poi si è sommata la richiesta di trasferimento da parte della diretta interessata. “Non è più ‘tollerabile‘ la mia permanenza in servizio presso la Procura di Bari a seguito delle accuse totalmente infondate di alcuni colleghi sostituti auditi al Csm nel corso della pratica che mi ha riguardata”, scrive la pm.  Per questo si sente costretta ad andarsene: “Vado via dalla mia città lasciando processi delicati e indagini in corso. Forse a qualcuno ciò piacerà”, insinua.

Ma il suo futuro potrebbe non essere poi così lontano da Bari. Nel capoluogo pugliese sono ormai in corso le grandi manovre per la successione a Michele Emiliano, che il prossimo maggio lascerà la poltrona di sindaco dopo due mandati. E già da qualche settimana circola anche il nome della Digeronimo. Lo aveva tirato in ballo, ad esempio, Donato Cippone, ex consigliere comunale della Lista Emiliano, caldeggiando un sostegno da parte del centrosinistra, ancora alla ricerca del suo candidato (il centrodestra pare invece orientato sul presidente della Provincia, Francesco Schittulli). Oggi la lettera di addio (o di arrivederci?) della Digeronimo suona tanto come una candidatura: “Bari sarà sempre il centro dei miei affetti e dei miei pensieri. Se si creeranno le condizioni, sarò felice di continuare a servire in altro ruolo i miei concittadini, con lo stesso impegno e determinazione, ma soprattutto con lo stesso Amore, quello che in questi anni ha fatto la differenza”. Con queste parole Desirèe Digeronimo esce di scena. O forse ci rientra dalla porta principale. Quella della politica

Immediata è arrivata la replica del governatore, Nichi Vendola: “Che la dottoressa Digeronimo non sia stata terza e serena, io lo so bene e la sua lettera una volta di più lo conferma. Mille volte ho sospettato che il suo accanimento nei miei confronti fosse motivato anzitutto da vanità, sebbene piuttosto crudele. Oggi finalmente appare la verità. Dunque, era solo una lunga clandestina campagna elettorale per una sorprendente ‘autocandidatura‘ quella che spingeva le azioni della dottoressa Digeronimo. Una ‘discesa in campo’ da cui la politica non guadagnerà – conclude Vendola – la Giustizia certamente sì”.

Twitter: @lVendemiale