Vendola era accusato dalla procura di Bari di aver istigato l’ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, sua principale accusatrice e coimputata, a riaprire i termini del concorso per l’incarico quinquennale di direttore medico della struttura complessa di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. Questo perché – secondo l’accusa – Vendola voleva che al concorso partecipasse un medico che egli intendeva favorire, Paolo Sardelli, considerato un luminare nella comunità scientifica. Il chirurgo nel 2009 partecipò e vinse il concorso e ancora oggi guida il reparto che è ritenuto un fiore all’occhiello della sanità pubblica pugliese. Per i pm inquirenti, Desirè Digeronimo e Francesco Bretone, il pressing di Vendola su Cosentino (entrambi accusati di abuso d’ufficio) sarebbe stato illecito perché avrebbe provocato un ingiusto vantaggio patrimoniale a Sardelli, che poco prima aveva visto svanire un incarico direttivo presso l’ospedale “Di Venere” del capoluogo pugliese.

Per agevolare Sardelli – sempre secondo l’accusa – i due imputati avevano riaperto i termini del concorso (procedura che gli stessi pm ritengono regolare) sostenendo che alla selezione non si erano presentati candidati all’altezza dell’incarico. Circostanza non rispondente al vero questa – rilevano i pm – perché da subito alla prova aveva partecipato il medico Marco Luigi Cisternino, che alla fine della selezione aveva ottenuto un risultato “eccellente”. Da qui la conclusione che non fosse vero che non c’erano candidati eccellenti e che la riapertura dei termini del concorso fu fatta solo per favorire Sardelli. Gran parte del lavoro degli inquirenti si basava sulle dichiarazioni di Cosentino che nel corso delle indagini aveva riferito ai magistrati quanto le avrebbe detto Vendola all’epoca dei fatti, riferendosi alla riapertura dei termini per la presentazione delle domande del concorso per l’ospedale San Paolo: “Non ti preoccupare dì questa cosa! Ti copro io!”. Le dichiarazioni del manager poi sono state ridimensionate dai suoi stessi legali durante le arringhe che si sono conclude con l’affermazione che nella vicenda “tecnicamente non c’è reato”.

Per la pubblica accusa, invece, l’abuso d’ufficio esisteva in quanto la pressione di Vendola nei confronti di Cosentino avvenne “in assenza di un fondato motivo di pubblico interesse” e “sulla base di una motivazione pretestuosa e in sé contraddittoria (asserita esigenza di ‘una ampia possibilità di scelta in relazione alla esiguità del numero dei candidati che hanno presentato domanda, in palese contrasto con la dichiarata ‘specifica particolarità della disciplina oggetto della selezione’). Dopo la riapertura dei termini per la presentazione delle domande, “con deliberazione del 19 aprile 2009 n.9183/1 Cosentino – per la pubblica accusa – presceglieva fra i soli tre candidati presenti alla prova colloquio tenutasi il 30 marzo 2009, tutti dichiarati idonei dalla Commissione di esperti ed inseriti nella terna da proporre al Direttore generale per la nomina (…) – il dott. Sardelli ai fini del conferimento dell’indicato incarico”.