Ventesimo appuntamento con la nuova rubrica del Fatto.it: Leonardo Coen, firma del giornalismo italiano, racconta il centesimo Tour de France tra cronaca, ricordi, retroscena e aneddoti.

Prima del Tour lo stipendio base di Christopher Froome era di un milione di sterline, ossia 1,2 milioni di Euro. Con la conquista della maglia gialla, il corridore britannico vedrà decuplicati i suoi guadagni annuali: il raddoppio (come minimo) dello stipendio e gli introiti legati allo sfruttamento della sua immagine. Ma il Paperon de’ Paperoni del ciclismo internazionale resta ancora lo spagnolo Alberto Contador: secondo l’Equipe, il suo stipendio si aggirerebbe sui cinque milioni di euro, ma è probabile che dopo i modesti risultati della stagione in corso, subirà qualche sostanziale ribasso. Gli stipendi dei corridori professionisti d’élite sono legati, oltre all’ingaggio, anche alle tabelle dei punteggi stabiliti dalle graduatorie di merito dell’Unione Internazionale del Ciclismo.

Gianni Bugno è l’attuale presidente del CPA (Cyclistes Professionels Associés), il sindacato di categoria, mentre l’ex corridore americano Jonathan Vaughters è il presidente dell’AIGCP, l’International Association of Professional Cycling Groups, ossia l’associazione dei teams professionali. Per inciso, nell’agosto del 2012 Vaughters pubblicò nella prestigiosa pagina riservata agli opinionisti del The New York Times un articolo intitolato “How to Get Doping Out of Sports”, in cui puntualizzava la sua decisa opposizione all’uso delle sostanze dopanti e deplorava d’averne fatto uso durante la sua carriera. La Serie A del ciclismo internazionale è la fascia cosiddetta del World Tour, l’élite: quest’anno raggruppa venti squadre, dall’anno prossimo torneranno ad essere 18 come negli anni precedenti. I corridori sotto contratto World Tour sono 489, il trenta per cento è al minimo sindacale che quest’anno è stato leggermente aumentato: 36300 Euro l’anno (29370 per i neoprofessionisti, uno status che dura sino al venticinquesimo anno d’età).

Questi stipendi ovviamente sono irrobustiti dai premi conquistati nelle gare e dai premi degli sponsor, ognuno dei quali stabilisce coi responsabili delle squadre speciali tabelle con compensi commisurati, per esempio, alla durata delle inquadrature televisive e alle foto pubblicate sui giornali e sulle riviste. Più è lunga la fuga, più si guadagna. Quanto all’assegno di 450mila euro incassato da Froome per aver vinto il Tour, tradizione vuole che venga “girato” ai compagni di squadra per il 90 per cento e per il rimante dieci per cento allo staff tecnico, cioè ai meccanici, ai massaggiatori, agli autisti e a chi si occupa del team. L’anno scorso la Sky aveva rastrellato 825mila euro, quest’anno senza sir Bradley Wiggins si è dovuta accontentare di circa 700mila euro, poco meno di un terzo della dotazione complessiva che quest’anno era di 2.023.300 euro.

Se cliccate questo link troverete sin nel minimo dettaglio cifre e bonus. Per riassumere, il secondo classificato, Nairo Quintana, ha ricevuto 200mila euro per il secondo posto (il terzo è pagato 100mila), più 25mila euro per la maglia a pois di migliore scalatore e altri 20mila per quella bianca destinata al miglior giovane del Tour. Senza contare i premi di tappa (8mila al primo, 4 mila al secondo, 2 mila al terzo e via sino al ventesimo, beneficiato da 200 Euro), quelli dei Gran Premi della Montagna. Quintana ha “prodotto” un reddito di circa 300mila euro, che in Colombia significa ricchezza. In verità, oggi come oggi Quintana potrà permettersi di trattare il suo ingaggio. Molte squadre lo vorrebbero e hanno offerto 1,5-2 milioni di euro. La Movistar sarà costretta ad adeguarsi. Il problema è che la crisi sta mettendo kappaò parecchie formazioni, soprattutto in Spagna. Potrà permettersi la Movistar – che ha già un leader di peso come Alejandro Valverde, sui 2,4 milioni l’anno – di pagare Quintana?

Secondo una ricerca effettuata dalla Ernst&Young per conto dell’Uci, lo stipendio medio delle squadre di prima fascia nel 2009 era di 190mila euro, nel 2012 è salito a 264mila. In realtà, questi valori medi non rispecchiano le altissime sperequazioni. Anzi, in Francia la media delle retribuzioni è dimezzzata, rispetto a quelle cifre: 123mila euro è lo stipendio medio nella patria della Grande Boucle. Sono gli alti e i bassi della globalizzazione. Un giovane sprinter come il tedesco Marcel Kittel dell’Argos Shimano (la squadra che al Giro d’Italia aveva schierato un cinese), dopo le quattro vittorie al Tour, compresa quella più prestigiosa, sul traguardo degli Champs Elysées, vale un ingaggio di almeno 1,2milioni di euro (Mark Cavendish guadagna più del doppio, Peter Sagan è già sui due milioni). Vi sono ventidue corridori che guadagnano oltre un milione di euro l’anno. Dieci di loro superano quota 2 milioni.

Una quarantina – i comprimari, corridori capaci di vincere tappe o gare di un giorno, i luogotenenti dei capitani – ha contratti che variano tra i 500mila e il milione. Il resto si barcamena tra il minimo e le 200mila. I budget complessivi delle squadre sono passati da 235 milioni di euro (2009) ai 321 dello scorso anno. Il 95 per cento è coperto dagli sponsor. Ma la crisi mette in difficoltà le squadre medie e piccole, quelle che hanno bilanci tra i 5 e gli 8 milioni l’anno. Vacancesoleil ha perso il maxisponsor Dcm, il che vuol dire quasi il 70 per cento delle entrate. L’Euskaltel-Euskadi non vedrà rinnovato il contratto della compagnia telefonica basca Euskaltel, che voleva dire un assegno annuale di 3,5 milioni di euro (su un budget totale di 9 milioni). E tuttavia, per i marchi che finanziano le squadre, la partecipazione al Tour de France significa moltiplicare in ritorno pubblicitario l’investimento.

Nel 2011, l’AG2R-La Mondiale aveva un bilancio di 8,3 milioni di Euro. L’effetto Tour è stato valutato 63 milioni di euro in equivalente pubblicitario. E l’effetto Froome? Accontentiamoci per ora di calcolare quanto gli organizzatori del Tour gli hanno dato al chilometro. Poiché ha indossato la maglia gialla all’ottava tappa e l’ha conservata e difesa per quattordici giorni e 2251,5 chilometri, il corridore britannico nato in Kenya ha messo in tasca per ogni chilometro 250 Euro. Poiché ha impiegato 83 ore 56 minuti e 40 secondi a concludere il Tour, qualcosa come 313mila secondi, il premio finale di 450mila euro corrisponde a 1,43 euro al secondo. Tour de France, insomma: sport, spettacolo, pubblicità. Mai gratis.

Lettura consigliata – Palmer, borraccia e via!, storia e leggenda della bicicletta e del ciclismo, Ediciclo editore (2001), a cura di Daniele Marchesini, Benito Mazzi e Romano Spada. Scoprirete che sospetti, diffidenze, paure e polemiche erano già il sale di uno sport fin dai suoi albori. Come si correva una volta? Quali erano i rapporti con la pubblicità? Un piccolo utilissimo baedeker per chi ama le due ruote e per chi sa quanta fatica occorre per salire, e salire, e salire…