Il Parlamento vuol decidere sui sistemi d’arma? Non ci pensate proprio, non è affar vostro ha detto citando leggi e costituzioni ma significativamente omettendone passaggi decisivi. In assoluta continuità con il verbo quirinalizio secondo cui la destinazione delle spese militari è una riserva di caccia del Governo, Mario Mauro ha martedì preso a sonori schiaffoni la commissione Difesa della Camera che ha osato metter in piedi una indagine conoscitiva sui sistemi d’arma. 

La storia è nota: dopo il disastro delle mozioni sugli F-35, la strana maggioranza che regge questo Paese ha deciso di vederci chiaro sui costi degli armamenti facendo una indagine conoscitiva. Naturalmente tutti sanno che le indagini conoscitive non servono a nulla, al massimo a raccogliere qualche documento che poi viene rilegato in un bel documentone finale. Ma tant’è. Rassicurato forse dagli esagerati complimenti che gli ha tributato il tremebondo presidente della commissione, il pidiellino Elio Vito, il cattolicissimo Mauro ha parlato per oltre un’ora per dire in sostanza che non c’è motivo che il Parlamento si interessi di armamenti. Le responsabilità sono sue, solo sue, al massimo anche dei generali. I parlamentari, al più, possono leggere le relazioni che, bontà sua, il ministro gli fa avere. E poi non scherziamo: questa è roba per grandi.  Ci sono i trattati: la NATO, l’Europa (per inciso: la difesa è esclusa dalle materie di competenza comunitaria). Casomai gli americani. 

Non una parola sulle spese per armamenti, se non per ribadire che noi spendiamo sempre poco, troppo poco. Anzi, il signor ministro (quello che vorrebbe mandare l’esercito a difendere la libertà religiosa dei cristiani in Africa) si è anche arrabbiato quando Donatella Duranti, di Sel, ha osato chiedere conto dell’F-35. “Già sapete tutto” ha sbottato, e ha citato una “intervista” al generale Esposito, direttore generale degli armamenti aeronautici, pubblicata sul sito della Difesa (intervista è tra molte virgolette perché l’intervistatore del mega-generale è Giuseppe Lupoli, un altro generale, suo dipendente tra l’altro). Questa è l’idea che Mauro ha dell’informazione al Parlamento: leggetevi il nostro house organ.

Un discorso, quello del ministro, molto criticato dalla deputata del Pd Rosa Villecco Calipari perché nel suo fervore filo-generali ha commesso una serie di forzature che la dice lunga sull’idea che ha del ministero della guerra: nel processo di acquisizione degli armamenti non ha mai citato ad esempio il segretario generale della Difesa che ha la responsabilità primaria dell’acquisto dei sistemi d’arma mentre e si è sempre e solo riferito al capo di stato maggiore della Difesa. In soldoni, il primo rappresenta la struttura ministeriale che fa capo al ministro, l’altro invece le forze armate vere e proprie. Come dire, Mauro si è persino spogliato di sue prerogative per escludere la politica dalle scelte militari del Paese.

Che il devoto ministro l’abbia fatta, come si dice, fuori dal vaso alla fine glielo ha rinfacciato anche il pd Giampiero Scanu, il papà delle mozioni inciuciste sull’F-35: “La sua relazione è fuori tema non mi pare che oggi dovessimo parlare di queste cose: dovevamo discutere dei programmi di armamento, di cui invece lei non ha assolutamente parlato”. Come dire: quanta ingratitudine dopo tutto quello che ho fatto per te.

Alla fine Mauro è riuscito in un’operazione politica magistrale: M5S, Sel e Pd uniti in un inusuale fronte comune. Forse la prossima volta potrebbe direttamente recitargli il Belli: Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,/sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto./Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:/pòzzo vénneve ]a ttutti a un tant’er mazzo. 

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