Come non condividere le parole di Rupert Colville, portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU a Ginevra, quando definisce “assolutamente scioccanti” e “inaccettabili” gli insulti razzisti proferiti dal Vice-Presidente del Senato Calderoli nei confronti del Ministro Kyenge?

Come italiano sono da tempo stanco di questa classe politica che non solo ci umilia da decenni nel mondo intero, dove siamo universalmente compatiti, quando non direttamente scherniti, per via degli exploits mediatici dei nostri sultani o giullari di rango; ma che in più non si pone nemmeno il problema delle conseguenze che tali comportamenti potranno comportare per noi italiani che viviamo all’estero.

Per esempio, secondo alcune stime, siamo oltre 50.000 a vivere in Africa, e questi politici che non si vergognano di continuare ad attaccare con insulti animaleschi, incitazioni allo stupro ed altre indegnità il Ministro Kyenge, dovrebbero almeno pensare, prima di dare sfogo ai loro istinti più bassi, ai danni che ci fanno offendendo le popolazioni dei paesi che generosamente ci accolgono. Ma non sono bastate neppure le proteste anti-italiane di Bengasi del 2006, che causarono 11  morti, a fare riflettere Calderoli.

Ciò premesso, ho una domanda per Rupert Colville: quando nel dicembre 2004, mentre lavoravo presso lo stesso Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani di cui egli è portavoce, denunciai gli insulti razzisti, specificamente anti-italiani, le urla e le minacce di cui fui vittima da parte della mia allora supervisor nigeriana, come mai non solo non vi fu nessuna presa di posizione pubblica contro il razzismo, ma nemmeno il minimo intervento interno per censurare comportamenti che appaiono ancora più esecrabili quando sono commessi e tollerati in seno ad una istituzione che fa dei diritti umani la sua bandiera?

La signora in questione, infatti, mi risulta tuttora dipendente del suddetto ufficio, in un posto di alta responsabilità lautamente remunerato. La spiegazione si trova forse nelle acute parole del grande Ascanio Celestini, quando dice che “il razzismo è come il cu.., puoi vedere quello degli altri, ma non il tuo” (vedere video).

Una volta di più è triste constatare che i diritti umani siano ridotti a mera retorica da parte di coloro che avrebbero invece il preciso dovere di proteggerli, senza discriminazioni di sorta.

P.S. In seguito al mio articolo del 16 luglio scorso, in cui denuncio la persecuzione di cui sono pressoché sistematicamente vittime i whistleblowers, ovvero le persone che, come me, hanno denunciato illegalità e violazioni dei diritti umani commesse in seno all’ONU, l’organizzazione UNJustice ha presentato una petizione, sottoscritta da oltre 500 persone, per richiedere alla Alta Commissaria dei diritti umani ONU, Signora Navanethem Pillay, che si preoccupava pubblicamente dei whistleblowers degli altri, di cominciare a proteggere i propri. Non sono ancora tuttavia al corrente di alcuna reazione in merito né da parte della Signora Pillay, né del Signor Colville. Mi auguro che in un prossimo comunicato stampa provvederanno ad informare il pubblico sulle azioni che intendono intraprendere per proteggere efficacemente i diritti dei whistleblowers, e con essi la legalità tout court all’interno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.