“Quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia” (G. Gaber) vista da qui, da un’isola al centro delle civiltà del Mediterraneo, si conferma una cosa sporca eppure necessaria per vivere e cercare di migliorare la nostra esistenza attraverso l’operato di tre fondamentali attori: i partiti, i movimenti e le piazze.

Avercelo un esercito che, di fronte alla protesta in strada di milioni di cittadini esasperati, supplisca al normale meccanismo democratico di avvicendamento tra maggioranza e opposizioni, risparmiando al Paese anni di agonia di una classe dirigente rivelatasi incapace! Penso di non essere stato l’unico a pensarlo di fronte alla sconsolata constatazione di quanto sia ampia la distanza tra politica e cittadini -cui assistiamo quotidianamente- e all’impeachment militar/popolare consumato recentemente in Egitto. Sarebbe bello, ma, in mancanza di movimenti di piazza, pur profetizzati da qualche guru per il prossimo autunno, non possiamo che attendere i meno cruenti risultati del rapporto democratico tra partiti e movimenti che proprio qui in Sicilia si è manifestato con un certo anticipo.

Mi riferisco ovviamente al M5S che qui ha raccolto per primo un significativo consenso e ha portato avanti soprattutto la battaglia per il contenimento dei costi della politica con comportamenti coerenti tra promesse elettorali e fatti conseguenti che hanno portato alla nascita di un fondo per il microcredito alimentato dalle rimesse volontarie dei deputati regionali eletti. Per qualcuno sarà poco, ma eravamo abituati al niente e le promesse peraltro subito disattese dai partiti di tagli ai costi della politica, confermano che si tratti di una strada ancora lunga e con forti resistenze interne.

Poi c’è lui, il presidente di rivoluzione e di governo, Rosario Crocetta, che tra annunci rimasti tali mette a segno durissimi colpi al sistema di potere dei partiti e dei sindacati dove nessuno aveva mai osato prima. Aver scoperchiato le magagne della formazione professionale dove sono stati riversati in questi anni centinaia di milioni di euro ne è un esempio clamoroso e a farne le spese sono le organizzazioni vicine a politici di destra come di sinistra. Verrebbe da suggerire al presidente Crocetta di utilizzare più utilmente tali risorse per attività di doposcuola finalizzate al raggiungimento di obiettivi misurabili come i test Invalsi e Pisa che hanno visto gli studenti siciliani in coda alle classifiche.

Pare che Crocetta che con il suo movimento il Megafono si considera parte integrante del malconcio Pd, volendolo riformare dall’esterno, voglia ora candidarsi alla segreteria del partito in competizione con Renzi, ma magari anche assieme, vista l’imprevedibilità delle sue mosse finalizzate al cambiamento. Per ora dobbiamo accontentarci di questo: l’alternativa ai partiti, ai movimenti o alla piazza è la passiva astensione, ma è una strada che non spunta.

Mentre non si sente più parlare di “modello Sicilia” perché l’eventuale convergenza al momento del voto non smentisce l’indisponibilità assoluta del M5S a condividere alcun programma di governo diverso dal proprio, secondo un intelligente osservatore, Tommaso Lima, psichiatra con la passione della politica, “La democrazia asimmetrica tra partiti e movimenti si sta sostituendo alla semplice antipolitica come forza capace di far transitare la democrazia rappresentativa in quella partecipativa”. Staremo a vedere.