Non riesco a fare affidamento sulle parole dei politici, non se non risultano, nell’immediato, azioni concrete: di slogan e belle promesse siamo ricchi e non dobbiamo neanche pagarci le tasse sopra. Apprezzabili e condivisibili comunque sono le parole di ieri della presidente della Camera Laura Boldrini, intervenuta nel convegno organizzato dalla CGIL alla Camera del Lavoro di Milano, che sottolinea, in sostanza, come il ruolo della donna, all’interno del format televisivo, sia spesso degradante o utilizzato come oggetto sessuale. Niente da eccepire, è così. Ricordo l’interessantissimo documentario di Lorella Zanardo Il corpo delle donne per coloro che potrebbero nutrire dubbi in proposito, auspicando che siano in pochi, ma non illudendomi che non siano in tanti.

Ormai, quando si parla di violenza sulle donne e femminicidio, al di là degli effettivi contenuti su cui è corretto aprire sempre un confronto ed una discussione seria,  è assodato che bisogna parlarne in determinati termini: essere contro. Pochi argomenti, credo, abbiano attualmente la stessa visibilità mediatica di queste tematiche, notizie e commenti al riguardo vengono spesso dati in coda ai tg o nelle ultime pagine dei giornali, ma ci sono, sembra quasi, passatemi il termine poco felice, la ciliegina sulla torta di ogni mezzo di comunicazione.

Il leitmotiv è :“Tu, mass media del 2013, non puoi non occuparti di violenza e femminicidio, altrimenti che mass media sei?”

La violenza esiste, agita sia dagli uomini sulle donne che dalle donne sugli uomini. Con buona pace degli uomini, il fenomeno della violenza di genere colpisce più le donne e, con buona pace delle donne, non ci sono studi seri (io non li conosco almeno) che prendano seriamente in esame il fenomeno della violenza femminile che non deve essere un tabù.

La disparità di genere, all’interno della società, esiste, polemizziamo quanto vogliamo, ma, se proprio non vogliamo prendere in considerazione tutto il resto, finché una donna di sera non potrà girare per le strade della sua città con la stessa sicurezza di un uomo la disparità c’è.

L’essere contro la violenza sulle donne ovviamente rientra in una logica sana e funzionale, ancora nessuno ha suscitato un vespaio di polemiche dicendo di essere a favore del maltrattamento domestico, ma essendo in Italia e, stando a tante precedenti poco felici  dichiarazioni dei nostri politici, meglio non mettere le mani sul fuoco su niente, ne abbiamo sentite troppe. La mia sensazione personale però rimane sempre quella che si giochi molto a cavalcare l’argomento e quindi l’essere contro sia solo un contenitore molto bello, ma vuoto. 

Tempo fa scrissi un post ‘Sanremo è Sanremo. La violenza sulle donne è un’altra cosa‘ sulle parole di Luciana Littizzetto a Sanremo che definì gli uomini autori di violenza degli stronzi, non mi piacque l’espressione semplicistica e degradante sparata da un palco da una donna, brava nel suo lavoro, ma che sinceramente non ho idea di cosa faccia poi in concreto per aiutare le donne, oltre a qualche parola facile. 

Bisogna andare oltre le parole, belle o brutte che siano. Ecco perché ho tanto apprezzato “Ferite a Morte” lo spettacolo sul femminicidio di Serena Dandini a cui ho assistito, non solo per la bellezza dello spettacolo in sé, ma perché va a sostenere concretamente i centri antiviolenza sul loro territorio. Serena Dandini parla di violenza sulle donne, ma non si limita a questo, agisce con la forza e la bravura che la caratterizzano.

E’ facile dire: “Io sono contro la violenza sulle donne” o “Gli uomini che commettono violenza sono dei mostri”, se ci fermiamo a questo tra cinquant’anni saremo sempre a dire queste stesse cose. E’ tempo di cose più difficili: aiutiamo i ragazzi nelle scuole a confrontarsi sui loro ruoli di genere, sosteniamo e rinforziamo i centri antiviolenza, creiamo nuovi centri per uomini che vogliono interrompere il comportamento violento , studiamo leggi che permettano un accesso paritario al mondo sociale, culturale e lavorativo per uomini e donne dove il genere sia non rilevante, ma lo sia solo la bravura e la competenza.

Qualcosa, oltre le parole, si può fare.