Certo, non è un buon momento per i reali di Spagna. L’immagine dei regnanti, limpida fino a qualche tempo fa, è parecchio sbiadita da scandali finanziari e gaffe reali che in epoca di prosperità economica sarebbero passate inosservate, ma al tempo della crisi non sembra possano tollerarsi.

Uno scossone forte al trono lo ha inferto Iñaki Urdangarín, ex giocatore di pallamano del Barcellona, sposo della figlia di Re Juán Carlos, Cristina, “Infanta de España” e duchessa di Palma di Maiorca.

Il genero del Re è dal 2011 implicato nel “Caso Nóos”, vicenda che prende il nome da un Istituto dedito al mecenatismo, apparentemente senza scopo di lucro, che in realtà, durante la gestione Urdangarín, avrebbe ricevuto dallo Stato cospicui finanziamenti per eventi spesso nemmeno realizzati.

Indagato dalla Procura anticorruzione per malversazione, frode fiscale, riciclaggio di capitali, l’ex atleta è presto diventato ex membro della Famiglia Reale: escluso dagli atti pubblici ufficiali nel dicembre 2011, il suo nome qualche settimana fa è stato rimosso anche dal sito web dei regnanti. Persino la toponomastica che faceva tributo all’unione coniugale con la Infanta è stata rivisitata: il comune di Palma di Maiorca con ordinanza dello scorso 30 gennaio ha disposto che l’arteria «Rambla dei Duchi di Palma» torni a chiamarsi semplicemente «Rambla de Palma».

La Casa Reale, pochi giorni dopo che la stampa amplificasse il fragore del Caso Urdangarín, ha dovuto adottare una nuova strategia per tamponare il vorticoso calo di popolarità dell’antica Corona.

Così gli eventi hanno favorito la lenta marcia verso un obiettivo chiamato trasparenza. Il 28 dicembre 2011 sarà ricordata come la data del primo rendiconto reale, per la prima volta il paese è venuto a conoscenza delle somme elargite dal Governo alla Casa Reale: oltre 8 milioni di euro. Per la prima volta si sono resi pubblici gli stipendi dispensati alle teste coronate: 292.000 euro al Monarca in carica, la metà al Principe Felipe, suo erede al trono.

All’inizio del 2013 la Zarzuela, sede del palazzo reale, in occasione della presentazione del terzo resoconto, ha rimarcato come, in un clima di austerity, anche le risorse destinate ai reali si siano ridotte di un 4% e come 27 delle 72 auto ufficiali assegnate alla Corona siano state restituite alla disponibilità dello Stato.

Intanto da tre mesi, rappresentanti del Governo e della Casa Reale stanno negoziando come rendere pubblici, col massimo rigore, i bilanci della famiglia, tutto nel nome di una recente legge sulla trasparenza che impone agli alti organi dello Stato (ma non alla Monarchia) di pubblicare costi per consulenze, spese del personale, contratti esterni. Divulgazione volontaria di dati, quindi, per recuperare il prestigio perduto.

Basterà un resoconto contabile a far riconquistare credibilità ad una Istituzione parecchio usurata?