Il Der Spiegel ha rivelato alcuni documenti passati dal whistleblower Edward Snowden che dimostrano un mirato spionaggio dei sistemi informatici dell’Unione Europea da parte degli Stati Uniti. Le informazioni emergono da documenti segreti che risalgono al 2010. Gli Usa avrebbero messo delle cimici nella sede dell’Ue a Washington infiltrandosi anche nei computer. L’Nsa avrebbe così controllato mediamente ogni giorno circa venti milioni di collegamenti telefonici e dieci milioni di dati internet. Spiate anche le comunicazioni dei ministri e dei diplomatici dell’Ue a Bruxelles. Nel mirino dello spionaggio americano ci sarebbe soprattutto la Germania, considerata dall’Nsa un obiettivo sensibile del terrorismo internazionale. E la Bce di Francoforte.

Ma non sarebbero questi gli alleati di sempre? Il Ministro della Giustizia Tedesca, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, grida il ritorno al clima della Guerra Fredda quando ci si spiava tra nemici.

Ma non è tutto. La tensione cresce perché nel frattempo un’altra talpa ha parlato. Ha affermato che una serie di governi europei, tra cui l’Italia, passavano dati personali agli Stati Uniti. La notizia, riportata dal The Guardian, è stata poi rimossa dalla sua versione online perchè considerata inattendibile la fonte: il giornalista investigativo Wayne Madsen.

Madsen sostiene che molti paesi avrebbero accordi segreti – risalenti a dopo la seconda Guerra Mondiale – con gli Stati Uniti per il passaggio di dati personali all’Nsa. Criticato in America per le sue teorie “cospirazioniste”, Madsen, ha lavorato per dodici anni alla National Security Agency e dovrebbe quindi conoscere molto bene come lavora l’Agenzia americana. Il mistero dunque si infittisce.

La nostra intelligence ha spiegato che la collaborazione con l’intelligence americana e gli altri alleati esiste per contrastare il terrorismo ma è nel totale rispetto della legge. È falso, quindi, che l’Italia passi dati personali agli Usa così come scritto sabato dal Guardian. Fa comodo ai politici tirar sempre in ballo la scusa della “guerra al terrore” per poter gestire ogni discussione in materia di sorveglianza. Non credo sia necessario sostenere le teorie della cospirazione per sospettare che questo tipo di dati, raccolti a nostra insaputa, non vengono utilizzati soltanto per la lotta contro il terrorismo. Ma anche per molti altri motivi. E non credo nemmeno che stupisca più di tanto che le intelligence lavorino per scoprire se i propri alleati fanno i bravi e si comportano bene. Lo spionaggio esiste da sempre. Ma c’è da domandarsi una cosa: che risultati porta questa grande macchina della sorveglianza?

@LudovicaAmici