Papa Francesco prende per le corna il toro dello Ior e vara una commissione d’inchiesta. Cinque persone di sua fiducia passeranno ai raggi X la banca vaticana per gettare le basi di una riforma dello statuto e della sua attività. C’è anche una donna fra i commissari. A riprova della volontà del papa di coinvolgere maggiormente l’altra metà del cielo cattolico nella missione della Santa Sede. Si tratta di Mary Ann Glendon, giurista statunitense, già presidente dell’Accademia pontificia delle Scienze e prima laica ad avere capeggiato nel 1995 una delegazione diplomatica della Santa Sede alla conferenza Onu di Pechino sulle donne.

La commissione, presieduta dall’ottantenne cardinale di Curia Renato Farina – già Bibliotecario vaticano – è stata varata lunedì 24 giugno. Segno che lo scorso weekend, quando Bergoglio ha dato forfait al concerto organizzato per l’Anno della fede, il pontefice aveva ben altro da fare che lasciarsi applaudire. L’intervento sullo Ior getta luce sul modo di lavorare del papa. Prendersi il tempo necessario per analizzare un problema, valutare le opzioni, passare all’azione. Nei mesi scorsi Bergoglio ha trasmesso il messaggio che la Santa Sede non ha bisogno di una banca quale che sia. “San Pietro non aveva un conto in banca”, ha ripetuto ancora l’11 giugno. Lo Ior non sarà eliminato, ma non basterà nemmeno renderlo trasparente.

Papa Francesco vuole uno strumento che sia rigidamente vincolato alla sua destinazione originaria: l’uso di beni a fini di “opere di religione e di carità”. Per questo la commissione è chiamata a esaminare la “posizione giuridica e le attività dell’Istituto per consentire una migliore armonizzazione del medesimo con la missione della Chiesa universale e della Sede Apostolica”. I cinque commissari, analizzato l’“andamento dello Ior”, dovranno fare rapporto al papa. Il fatto che ne facciano parte due americani – la Glendon e mons. Peter Bryan Wells della Segreteria di Stato – indica che le pressioni dell’episcopato Usa prima del conclave per un’operazione di pulizia radicale della banca vaticana, sono fatte proprie dal pontefice. Gli altri commissari sono il vescovo spagnolo Arrieta Ochoa (opusdeino e segretario del Consiglio per i testi legislativi, una sorta di consiglio costituzionale del Vaticano) e il cardinale francese Jean-Louis Tauran, membro del consiglio cardinalizio di vigilanza dello Ior. Tauran è da sempre alleato del cardinale Nicora (presidente dell’Autorità di informazione finanziaria) nell’obiettivo di rafforzare i controlli su tutte le operazioni finanziarie attuate all’interno del Vaticano. Nicora e Tauran sono i due porporati che un anno fa non hanno condiviso la vergognosa cacciata di Gotti Tedeschi dalla presidenza Ior con il placet di Bertone.

Ora Bergoglio ha tutti gli strumenti perché entro l’anno lo Ior sia riorganizzato a fondo. Dieci giorni fa ha nominato un suo referente speciale all’interno della banca, mons. Mario Ricca, con la qualifica di “prelato dello Ior ad interim” e la facoltà di partecipare alla commissione cardinalizia di vigilanza come segretario e di assistere a alle sedute del consiglio di amministrazione Ior. La notizia della commissione d’inchiesta è stata accolta con assoluta calma dal nuovo presidente dello Ior von Freyberg (nominato poco prima del conclave scorso). Freyberg, che non è stato mai ricevuto ufficialmente dal pontefice, ma lo ha incontrato nella residenza Santa Marta dove entrambi alloggiano, si è prefisso il compito di ripulire la banca dai conti correnti sospetti in modo da presentare a Francesco un istituto in ordine da poter modellare come vuole.

Da maggio una dozzina di consulenti dell’agenzia internazionale “Promontory” si è installata nel torrione di Niccolò V per fare un lavoro a tappeto di revisione di tutti i dati. Mille conti correnti al mese vengono vagliati accuratamente in merito a titolari e movimentazione. È in corso la riorganizzazione del sistema informatico e la formazione del personale secondo standard aggiornati in modo da potere riportare tempestivamente all’Autorità di Informazione Finanziaria, presieduta dal cardinale Nicora, le operazioni sospette.

Il direttore dell’Aif, lo svizzero Renè Bruelhart, ha dichiarato recentemente che sei transazioni sospettate di riciclaggio sono state prese in esame nel 2012, di cui due denunciate direttamente alla procura vaticana. Tra breve le competenze dell’Aif saranno rafforzate.

Il Fatto Quotidiano, 27 Giugno 2013