Ancora una volta Grillo manipola la comunicazione. Scrive un post contro i giornalisti in Parlamento (lo hai scritto lui o Casaleggio?), li manda affanculo, invoca regole disciplinari e dice che devono chiedere un appuntamento per parlare con i parlamentari. Manca solo l’olio di ricino e la ricetta è completa. In realtà, con il suo post “Taci, il giornalista ti ascolta”, Grillo manda un messaggio ai suoi parlamentari. Dice: state alla larga dei giornalisti, non rilasciate dichiarazioni, rimanete in silenzio, usate il linguaggio dei segni. In pratica, li imbavaglia. Non si è mai visto nella storia repubblicana un ‘capo politico’ che dice ai parlamentari – eletti di cittadini – di non parlare con la stampa in Transatlantico o all’uscita da Montecitorio. Mai.

In realtà, il ‘meta-messaggio’ di Grillo – cioè il messaggio nascosto nel messaggio – rivela la fragilità della sua truppa parlamentare. Siccome i suoi ‘cittadini’ hanno poca esperienza, allora li imbavaglia. Detta la linea da seguire nei rapporti con i giornalisti. Chi non obbedisce, rischia il ‘tribunale’ pentastellato e la possibile espulsione. E i parlamentari che fanno? Non dicono nulla? Subiscono l’ennesima riduzione di democrazia interna e mostrano paura? Forse ha ragione l’ultimo senatore stellato che ha lasciato il Movimento, dicendo: “C’è un clima irrespirabile”.

Fino a quando può durare il ‘coprifuoco’ mediatico? Che effetto avrà alle prossime elezioni politiche previste nei primi mesi del 2014? A chi daranno la colpa sei poi il M5S subirà un crollo dei voti? Ai giornalisti parlamentari? O al Capo?

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