Un gioco erotico finito male, in un omicidio in cui Rudy Guede non fu l’unico assassino. E’ in sintesi la conclusione della Cassazione che il 26 marzo scorso ha annullato la sentenza di assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Secondo i supremi giudici la Corte d’assise d’appello di Perugia ha sottovalutato gli indizi emersi su Amanda Knox e Raffaele Sollecito nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher (avvenuto la notte di Halloween del 2007). La I sezione penale di piazza Cavour spiega nelle motivazioni della sentenza – lunga 74 pagine – perché ha annullato con rinvio le assoluzioni pronunciate in appello per i due imputati, tornati di conseguenza entrambi liberi. 

La Suprema Corte sottolinea, in particolare, “molteplici profili di manchevolezze, contraddittorietà ed illogicità manifesta” della sentenza d’appello che si basava anche sui risultati contradditori delle perizie sul materiale genetico. “Il giudice del rinvio dovrà porre rimedio – si legge nelle motivazioni depositate oggi – nella sua più ampia facoltà di valutazione, agli aspetti di criticità argomentativa, operando un esame globale e unitario degli indizi, attraverso il quale dovrà essere accertato se la relativa ambiguità di ciascun elemento probatorio possa risolversi, poiché nella valutazione complessiva, ciascun indizio si somma e si integra con gli altri”. L’esito di tale “valutazione osmotica – argomentano gli ermellini –  sarà decisiva non solo a dimostrare la presenza dei due imputati nel locus commissi delicti, ma ad eventualmente delineare la posizione soggettiva dei concorrenti” di Rudy Guede, già condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione perché giudicato con il rito abbreviato.

L’omicidio di Mez, cittadina inglese che studiava a Perugia, potrebbe essere stato conseguenza di una “esclusiva forzatura” della vittima “a un gioco erotico spinto di gruppo, che andò deflagrando, sfuggendo al controllo”. Per i giudici Guede non agì da solo, ma non solo i magistrati ricordano che il giovane ivoriano è stato condannato in via definitiva “per concorso in omicidio” e dopo il verdetto di assoluzione dei due ex fidanzati è come se l’imputato avesse agito con ignoti. Il “ventaglio di situazioni ipotizzabili” tracciate dalla Suprema Corte va “dall’accordo genetico sull’opzione di morte”, alla “modifica di un programma che contemplava inizialmente solo il coinvolgimento della giovane inglese in un gioco sessuale non condiviso”, fino all’ipotesi più cruenta, ossia quella della costrizione di Meredith a partecipare a un “gioco erotico spinto di gruppo” finito in tragedia. In primo grado Amanda e Raffaele erano stati condannati per l’omicidio di Meredith rispettivamente a 26 e a 25 anni.

“La pronuncia impugnata – scrivono i giudici di Piazza Cavour – presta il fianco al lamentato vizio di violazione di legge e di difetto di adeguata motivazione nel passaggio cruciale della ricostruzione del fatto che attiene alla presenza di concorrenti nel reato, nell’abitazione nella disponibilità oltre che della vittima, della sola Knox, in quella maledetta serata, profilo che non va sicuramente inteso in un automatismo probatorio, ma che costituisce un segmento significativo nell’itinerario costruttivo”.