Le varie manifestazioni che hanno portato scrittori, pensatori, intellettuali in carne e ossa davanti al pubblico dei loro lettori, ascoltatori, spettatori hanno sicuramente svolto negli ultimi vent’anni un ruolo culturale molto positivo. Non si può certo mettere in dubbio il significato del successo, andato ben oltre le più rosee previsioni, di eventi come la Fiera del libro, il Festival della Letteratura, quello della Mente, quello della Filosofia, della Biennale della democrazia e della Repubblica delle Idee.

Ma da qualche tempo è in atto una tendenza che mi lascia assai perplesso. Molti di questi appuntamenti sono diventati il luogo privilegiato per il confronto tra i politici e i giornalisti che seguono la politica. Come se mancassero, in questo paese, occasioni per sentire cosa hanno nella loro testa i vari Letta, Bersani, Olivero, Quagliariello, Alfano, Vendola, Scalfari, Calabresi e chi più ne ha più ne metta: da Torino a Firenze, da Dogliani a Trani, anche i vari festival culturali assomigliano sempre più a un Ballarò, a un Otto e mezzo, a un’Agorà. Che palle!

Prendete il caso Renzi. Ora, che il pensiero, le posizioni, le intenzioni, la vita e i miracoli del sindaco di Firenze siano interessanti e forse decisivi per gli assetti politici del prossimo futuro del paese, è fuori di dubbio. Ma nell’ultimo mese ce li ha illustrati prima alla Fiera del libro, poi a un festival della tv e dei nuovi media nelle Langhe e infine, “a beneficio di coloro che – come diceva Sandro Ciotti – si mettessero in ascolto solo in questo momento”, ancora ieri a Firenze, con ampia copertura di tutti i tg. Scrittore a Torino, esperto di comunicazione di massa nelle Langhe, politologo nella sua città, dove una manifestazione dedicata alla Repubblica delle idee farebbe pensare a Platone, a Guicciardini, a Hegel, a un confronto teorico alto e profondo sulla politica. E invece tocca sorbirsi le solite beghe da cortile sulla leadership del Pd, sulla data del congresso e sulle regole, con ampio sfoggio di efficace retorica e di battute non sempre eleganti.

A proposito, non è affatto vero che le ultime primarie del Pd sono state truccate. L’unica modifica al regolamento fatta in corso è stata quella che consentiva a Renzi di partecipare, per il resto tutto in regola con le norme e con il buon senso. La scelta di Bersani si è rivelata sbagliata, ma non truccata. Tanto per precisare e per evitare che nella Repubblica delle idee uno si illuda di frequentare la scuola di Platone e poi si trovi iscritto a quella di Barbara D’Urso.