Lo stereotipo è questo: la sinistra ha a cuore la cultura. Confutato da questa domanda: perché allora ha condannato a morte l’unico museo del welfare presente in Lombardia? L’unico presidio culturale che racconta la città di Milano non basandosi sui bollettini ufficiali del potente di turno, ma attraverso la voce e il sudore di chi la abita.
 
Museo Martinitt e Stelline di MilanoIn dialetto milanese i martinitt sono gli orfanelli e le stelline le orfanelle. Dal ‘500 in poi c’è chi si prende cura di loro togliendoli dalla strada e istruendoli a un mestiere, così da poter, grazie al lavoro, farsi una vita al di fuori dell’orfanotrofio. Le industrie Campari e Fernet Branca, per esempio, stipulano accordi di apprendistato con la direzione dell’Istituto con l’obiettivo di assumerli. Così, l’archivio del ‘Martinitt e Stelline’ non racconta solo la storia popolare della città ma anche, attraverso foto, documenti e planimetrie, la storia del capitalismo italiano. Gli orfani inoltre contribuiscono all’Unità d’Italia partecipando attivamente alle guerre d’indipendenza. Visitare il museo significa scoprire tutto ciò e far rivivere il tessuto della Milano più bella, quella capitale morale che ha primeggiato in Europa per solidarietà e beneficenza. Una eredità che adesso si vuole cancellare, spostare in una cantina di periferia.
 
Museo Martinitt e Stelline di MilanoI nuovi amministratori, che devono far dimenticare la gestione allegra e scandalosa dei loro predecessori, non hanno scrupoli: tagliati 4 posti di lavoro su 6 (ma con la cultura non si doveva mangiare?), azzerati i fondi per la manutenzione, deciso lo spostamento del museo ad altra sede così da vendere l’intero palazzo dove oggi è ubicato. Far cassa ai danni della cultura. Una agonia che imbarazza persino i visitatori che, oggi, durante la visita trovano proiettori spenti e fili che penzolano dal soffitto. E’ questo il trattamento riservato alla memoria che crea rispetto e civismo? Anziché brandire in ogni campagna elettorale la spada della cultura con parole tronfie, i politici di sinistra facciano qualcosa di concreto e salvino questo museo. E se essi, come Ponzio Pilato, dovessero lavarsene le mani rispondendo che queste decisioni le prendono i tecnici (i membri del cda dell’Istituto) ricordiamogli pure che, così come per il governo Monti, sono i politici a nominare i tecnici. Sempre i politici che possono mandarli a casa. Se vogliono.
 
close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Biennale di Venezia 2013: il miracolo del giovane curatore

prev
Articolo Successivo

Hegel, Platone o Renzi?

next