Aumentano i soldi nei conti correnti delle banche italiane, ma i tassi d’interesse salgono e si fa sempre più forte la caduta dei prestiti. Secondo i dati della Banca d’Italia i prestiti al settore privato hanno registrato in aprile un calo su base annua del 2,3% (dall’1,7% di marzo) e i prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,8% sui 12 mesi, come nel mese precedente.

I tassi erogati dalle banche alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono intanto saliti nel periodo considerato in media al 3,95% (dal 3,90% di marzo), mentre quelli sulle nuove erogazioni al consumo sono calati leggermente al 9,48% (9,64% a marzo). Nel frattempo, però, gli istituti di credito hanno sempre più quattrini. I depositi del settore privato sono infatti cresciuti dal 7 al 7,1% e il tasso di crescita della raccolta obbligazionaria è salito da -3,3 a -3%. Aumenta infine il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze bancarie che, secondo la Banca d’Italia, è risultato pari al 22,3% (dal 21,7% di marzo).

I dati di Bankitalia non coincidono però con le dichiarazioni della prima banca del Paese. Per Enrico Cucchiani, amministratore delegato di Intesa SanPaolo, “non c’è un nuovo credit crunch”, cioè la stretta creditizia semplicemente non esiste. Ma è piuttosto la pubblica amministrazione, con i suoi ritardi nei pagamenti, a soffocare il tessuto produttivo.

La Banca d’Italia ha segnalato infine un calo dei prestiti concessi dalla Banca centrale europea alle banche italiane. I finanziamenti della Bce sono calati nel mese di maggio a 259,17 miliardi di euro contro i 265,7 di fine aprile. Per quanto riguarda i titoli di Stato italiani in portafoglio sono saliti a 378 miliardi di euro contro i 362 del mese precedente e i 294 dello stesso periodo di un anno fa.

La tesi di Bankitalia sulla stretta del credito è stata confermata da un rapporto del centro studi Unimpresa, realizzato sulla base dei dati di via Nazionale. Da gennaio ad aprile, secondo lo studio, i prestiti delle banche sono calati di 25 miliardi di euro. Diminuiscono i finanziamenti in tutti i settori: -13,8 miliardi per la pubblica amministrazione, -8,2 miliardi per le imprese e -2,8 miliardi per le famiglie. Per un totale, quindi, di 24,9 miliardi.

Secondo le stime di Unimpresa, in un anno, da aprile 2012 ad aprile 2013, il taglio del credito ammonta complessivamente a 64,2 miliardi di euro. “Nell’arco dei dodici mesi – spiega l’organizzazione – la liquidità destinata alla Pa si è ridotta di 22 miliardi (passando da 1.979,5 miliardi a 1.957,4); i finanziamenti alle aziende sono scesi di 33,1 miliardi (da 890,6 miliardi a 857,4 miliardi); per i cittadini i mutui, il credito al consumo e i prestiti personali si sono ridotti di 2,8 miliardi (da 614,6 miliardi a 605,6 miliardi)”.