A dimostrazione che chi è la causa dei problemi non può certo risolverli, arrivano senza soluzione di continuità le ultime supercazzole politico-istituzionali. Ve lo ricordate Giorgio Napolitano, l’Eterno Presidente? Quello che fino a 10 giorni prima della sua rielezione, ripeteva “tutto ciò che avevo da dare lo ho dato”, non mi convinceranno a restare “sarebbe al limite del ridicolo? Bene, adesso Napolitano migliora la sua media. E tra affermazione e smentita fa passare solo 4 giorni.

Affascinato dall’idea che un Letta possa essere per sempre il Capo dello Stato attacca a testa bassa: “Si continua ad accreditare il ridicolo falso di un termine posto dal Presidente della Repubblica alla durata dell’attuale governo”. E tanto che c’è se la prende con la nostra valente collega Silvia Truzzi rea di aver parlato di durata dell’esecutivo e riforme in intervista a Barbara Spinelli. Neanche una parola, invece, sui titoli e i pezzi di Corriere della Sera (“Napolitano: esecutivo a termine), Repubblica (“Napolitano: governo a termine”), Il Giornale (“Esecutivo a termine”).

Mica male per un rappresentante delle istituzioni che il 2 giugno, davanti alle telecamere, diceva testualmente che le larghe intese erano una “scelta eccezionale e senza dubbio a termine”, spiegando anche come la fine, data per obbligatoria, dell’alleanza non fosse però legata ai 18 mesi evocati dall’esecutivo come deadline per la riscrittura della Costituzione.

Di smentita in smentita, se si va avanti così, il prossimo passo del Colle sarà quello di seguire l’esempio di Camera e Senato dove, per evitare le imbarazzanti immagini dei parlamentari pianisti, si vogliono vietare le riprese video dall’Aula.

La decisione, del resto, avrebbe una sua logica. Pensate cosa potrebbe accadere se qualcuno riproponesse le immagini in cui il presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, dice che l’attuale legge elettorale “è un sistema che per alcuni aspetti, come il premio di maggioranza, è sospettato di incostituzionalità”. Molti elettori finirebbero per farsi (e fare) delle domande scomode.

Roba del tipo: “Ma se lo dice Gallo, lo ripete la corte di Cassazione, e lo affermano senza se e senza quasi tutti i leader politici (e pure Napolitano), come può un Parlamento eletto su queste basi, mettere mano alla Costituzione? Davvero novecento e passa nominati in virtù del Porcellum possono discutere di presidenzialismo e ribaltare in 18 mesi la carta fondamentale dello Stato?”.

E allora meglio chiedere di spegnere tutto. Se non telecamere e memoria, almeno il cervello. Intanto non è poi così difficile. Basta che i cittadini seguano il buon esempio. Da qualche parte a Roma c’è molta gente importante che, sprezzante del ridicolo, lo fa ogni giorno. E vive, va detto, alla grande.