I ribelli siriani contrattaccano, entrano in Libano, nella valle della Bekaa, luogo simbolico dei legami di sangue tra Libano e Siria, e assaltano i miliziani di Hezbollah. Una rappresaglia per la partecipazione del movimento sciita libanese – il “partito di Dio” – nei combattimenti di Qusayr, dove da giorni i miliziani d’oltreconfine combattono con le truppe lealiste. La cittadina è divenuto un campo di battaglia con raid aerei, colpi di calibri pesanti, raffiche di mitra strada per strada, e centinaia di vittime, per via della sua posizione strategica come porta di ingresso della Siria dal Libano. Così ieri notte i ribelli al regime di Assad hanno compiuto il percoso inverso e sono entrati in territorio libanese, assaltando il villaggio di Baalbek, sito archeologico patrimonio dell’Umanità per l’Unesco, e custode della storia arechologica, religiosa e culturale dell’area libano-siriana. Negli scontri ci sarebbero diversi morti, e ancor più il significato strategico del raid dei guerriglieri della zona di Homs, di cui Qusayr è villaggio al confine con il Libano.

In questa stessa zona ormai quasi due mesi fa è scomparso Domenico Quirico, inviato de La Stampa, entrato in Siria per raccontare la situazione di Homs e diretto poi, stando alle informazioni prima della sua scomparsa, a sud, verso la capitale Damasco, bastione del regime alle cui periferie combattono i ribelli.

Della situazione siriana ha parlato ieri il Papa nella preghiera domenicale dell’Angelus: “Sempre viva e sofferta è la mia preoccupazione per il persistere del conflitto che ormai da più di due anni infiamma la Siria e colpisce specialmente la popolazione inerme. Questa tormentata situazione di guerra porta con sè tragiche conseguenze: morte, distruzione, ingenti danni economici e ambientali, come anche la piaga dei sequestri di persona”. Francesco ha perciò voluto “assicurare la mia preghiera e la mia solidarietà per le persone rapite e per i loro familiari”, facendo “appello all’umanità dei sequestratori, affinchè liberino le vittime”.

Ieri ha parlato anche il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che ha detto che l’ultima possiblità per un accordo di pace può essere a luglio, con la conferenza Ginevra2 che dovrebbe unire i vari paesi impegnati sul fronte diplomatico, finora incapace di superare le divisioni sull’appoggio ad Assad (Russia in testa) e il destino del raìs dopo l’eventuale intesa con i ribelli.