La spesa c’è, i risultati un po’ meno. Con l’ultimo rapporto “Costi disumani”, presentato oggi a Roma, l’associazione Lunaria ha voluto analizzare i costi del “contrasto all’immigrazione irregolare”. Primo capitolo di uno studio più ampio, cui seguiranno altre due analisi sulle risorse investite nell’accoglienza e sull’impatto dell’immigrazione sul welfare, con l’intento di confutare la retorica imperante sull’argomento.

Senza voler cadere nell'”economicismo”, spiegano gli estensori del rapporto, l’analisi vuole essere una garanzia della tutela dei diritti dei migranti. In una fase di crisi come quella attuale aumenta l’interesse sul modo in cui sono spesi i soldi pubblici. Nel dibattito italiano, ricorda Grazia Naletto, presidente di Lunaria, c’è stata spesso una “sovrarappresentazione delle politiche di inclusione”. Poco invece si è parlato dei costi delle “politiche di rifiuto”, che comportano anche vite spezzate e violazioni.

Tra il 2005 e il 2012, emerge dall’analisi dell’associazione, sono stati spesi almeno 1,6 miliardi di euro, sia in risorse nazionali sia comunitarie, per il controllo delle frontiere, per lo sviluppo di sistemi di sorveglianza e identificazione, la gestione del sistema dei centri di accoglienza per gli irregolari e per i rapporti con Paesi terzi nel contrasto al fenomeno. La ricerca per ricostruire un quadro esaustivo si scontra però scarsa trasparenza: “L’insufficiente dettaglio dei capitoli di bilancio, la mancanza di documenti pubblici ufficiali di monitoraggio e valutazione, la reticenza a fornire dati e informazioni a soggetti terzi”. O ancora la carenza di pianificazione negli interventi o il numero di centri di spesa nei quali andare a scavare. Come il Fondo europeo per le frontiere esterne che tra il 2007 e il 2012 ha investito risorse per 331 milioni di euro. Programmi per il contrasto all’immigrazione irregolare, soprattutto per lo sviluppo di sistemi tecnologici sono nel programma operativo nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno (111 milioni di euro). C’è il Fondo europeo per i rimpatri, con circa 61 milioni di euro tra il 2008 e il 2012.

L’analisi comprende anche l’agenzia europea Frontex, il cui bilancio è passato dai 19,1 milioni di euro del 2006 agli 84,9 milioni dell’anno scorso, con un picco di 118 milioni nel 2011 durante le cosiddette primavere arabe. A pesare di più è però l’intero arcipelago che comprende i Cie (centri d’identificazione ed espulsione), i centri d’accoglienza, i centri di soccorso e prima accoglienza, i Cara per richiedenti asilo e rifugiati. Costo totale dal 2005 a 2011 poco più di un miliardo di euro per allestire, gestire e ristrutturare il sistema. “I costi minimi riconducibili al sistema di detenzione amministrativa dei Cie” sono almeno di 55 milioni di euro l’anno, si legge nel documento. Alla mole di investimenti non corrispondono gli obiettivi, almeno quelli fissati dalla politica che ha fatto della lotta all’immigrazione irregolare uno dei temi chiave delle proprie campagne. Parlando di irregolari dare numeri precisi non è facile. Però, tra il 1986 e il 2009 almeno un milione e seicentomila stranieri hanno ottenuto un titolo di soggiorno attraverso le sanatorie. Negli ultimi sette anni gli irregolari rintracciati dalla polizia sono stati poco più di 540mila, “con una tendenza decrescente nel tempo”. Infine il numero dei migranti transitati per i Cie ed effettivamente rimpatriati:appena il 46 per cento del totale.

di Andrea Pira