Adesso basta con questa storia dell’astensionismo. Sui quotidiani, in tv, alle radio non si fa altro che leggere e sentire opinionisti, politici e cittadini che puntano il dito addosso a chi non è andato a votare. Molti se la prendono anche giustamente coi partiti che certo non hanno dato agli elettori buoni motivi per esercitare un loro diritto.

Ma ciò che sfugge ai più è il fatto che andare a votare è soltanto una possibile opzione tra le tante che un cittadino ha di partecipare all’attività politica. Invece chi non mette quella benedetta croce su un simbolo di partito viene fatto passare per un traditore della Repubblica e dei valori costituzionali. Votare non sarebbe solo un diritto, è anche un dovere. Seguendo questo ragionamento, chi non si reca alle urne non potrebbe pretendere dallo Stato le stesse garanzie di chi invece ha fatto il suo “dovere”.

Non ci sto. Il mio essere cittadino, le mie intenzioni politiche, il mio impegno civile non passano unicamente attraverso il voto. Io posso non mettere la crocetta sulla scheda ma partecipare all’attività della mia circoscrizione, posso avviare iniziative pubbliche di quartiere, posso proporre leggi di iniziativa popolare al parlamento, posso avviare campagne per indire un referendum, posso controllare l’attività dell’amministrazione del mio paese o della mia città. Dopo aver fatto tutto questo posso anche non andare a votare. Ma il mio dovere l’ho fatto, di più e meglio di qualsiasi altro cittadino che alla domenica mattina va a votare e non sa bene neanche perché.

Provate a informarvi sull’attività della vostra circoscrizione, ne scoprirete delle belle. Noi abbiamo scoperto che la commissione edilizia del comune ha approvato un insediamento di edifici stravolgendo il quartiere, che la piazza centrale sarà ristrutturata, che i parcheggi per il bike sharing non è previsto, che le strisce bianche dove attraversano i bambini per andare a scuola, nonostante le continue proteste, continueranno a non avere nessuna segnalazione particolare, che le auto nel corso continueranno a sfrecciare perché non sono previsti particolari limiti di velocità. E potrei continuare.

Allora si può dire no, non ci sto: fatemi vedere i progetti, valutiamo se provare a bloccarli o migliorarli, facciamo delle proposte. Questo è fare politica ed essere cittadini attivi. Magari scopri che dall’altra parte chi rappresenta l’amministrazione non è completamente sordo alle istanze della gente comune, che si può parlare con le istituzioni arrivando anche allo scontro a muso duro ma sempre all’interno di una dialettica democratica. Spesso i problemi nascono da una reciproca diffidenza e da una mancata comunicazione. Accorciare le distanze tra cittadino e istituzioni vale più di una crocetta su una scheda su cui è scritto un nome di un candidato che nemmeno hai scelto.

 

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