Contesto l’interpretazione secondo la quale avrebbe vinto l’astensionismo. L’astensionismo, a seconda di come è, ogni volta diverso, può far vincere una parte e far perdere un’altra, ma in quanto tal non vince mai.

Nelle amministrative mi sembra che sia successa una cosa evidente, semplice  e al tempo stesso eccezionale, perché niente affatto scontata. Milioni di elettori più vicini alla destra o viceversa a 5 stelle sono rimasti a casa, mentre le varie componenti del centrosinistra, o meglio le varie anime del Pd più Sel sono state molto meno colpite dal fenomeno e quindi hanno vinto. O più esattamente: stanno vincendo, affrontano i ballottaggi in posizione di forza. Per vincere i ballottaggi hanno spesso bisogno dei voti di 5 stelle, e quindi occhio ai commenti in rete  in questi giorni, non è proprio il caso di andarli a offendere.

Comunque questa netta prevalenza dello schieramento che a livello parlamentare si è rotto sui franchi tiratori e sul rapporto col Pdl non era per nulla scontata. Se sabato scorso vi avessero chiesto: ci sarà un astensionismo che colpirà due schieramenti su tre, quali sono? cosa avreste risposto? La stessa  forza di sopravvivenza del legame di centro sinistra in alternativa costante col centro destra poteva sembrare messa in discussione dagli ultimi sviluppi parlamentari. E invece, rieccoli.  

In un post di qualche settimana fa, tra il serio e il sarcastico, avevo scritto che il Pd sta benissimo perché pur litigando – o addirittura grazie a questi litigi – vince sempre nuove posizioni di potere per i suoi esponenti. Non credevo di averla azzeccata così tanto. E poi: nei risultati che ho visto ovunque raddoppia le sue percentuali Sel, che dunque viene premiata sia per aver tenuto la linea “no al Pdl” in Parlamento, sia per essere rimasta, nonostante le delusioni, nello schieramento del centrosinistra col Pd negli enti locali, dove non c’è il pasticcio del Senato a spingere agli inciuci. (Ndr: come elettore preferirei che un soggetto o una coalizione con programmi ecologisti sociali e dei diritti avesse successo senza bisogno dell’inaffidabile Pd, ma questo accade solo in circostanze rare  e locali).

Ma là dove su un contenuto preciso e specifico – e non sul gioco di specchi dei personalismi, o sulle sabbie mobili della tattica – Sel è entrata in conflitto col Pd come nel referendum di Bologna sulle scuole comunali, sul finanziamento agli asili cattolici, ebbene lì ha di nuovo vinto Sel, perché insieme con i 5 stelle e con altri soggetti della sinistra e del laicismo è stata nel movimento reale maggioritario. Anche in questo caso, non è giusto dire che ha vinto l’astensionismo. Il 29% di partecipazione è una cifra altissima, ripeto altissima, per un referendum consultivo comunale che non coincida con altre elezioni.

Persino su un tema come il futuro dell’Ilva a Taranto due mesi fa è andato a votare il 19,5 %.  Si potrebbe trarre dall’insieme di queste osservazioni la conclusione che il 26 e il 27 maggio ha vinto un’idea di centrosinistra laico e alternativo? Non mi spingerei troppo in là. I sindaci del Pd prevalgono, che siano Ignazio Marino o il “destro” Marco Filippeschi.

I risultati di ieri ridanno comunque fiato non tanto a Sel in quanto tale, ma a quella visione del centrosinistra come campo. E non dimentichiamo che senza quell’inutile fonte di pasticci che è il Senato, adesso staremmo discutendo dell’ agenda del terzo mese del governo Bersani.