Alcuni colleghi e amici mi hanno coinvolto in una nuova interessante iniziativa della quale c’è disperatamente bisogno in un Paese, come l’Italia, assetato di diritti. Si chiama VOX, ed è l’Osservatorio italiano sui diritti.

E’ un think tank che si propone di riflettere, sia attraverso i blog e le notizie, sia con eventi che verranno organizzati nei prossimi mesi, sulle tematiche legate ai diritti. E’ una voce che viene dal basso, che vuole essere cassa di risonanza per la politica, da sempre sorda a questi temi, e per la società civile, dalla quale VOX è destinato a trarre vigore ed ispirazione. Saranno trattati vari temi, dall’Europa ai diritti delle persone gay lesbiche bisessuali e transgender (Lgbt), dai diritti derivanti dall’autonomia individuale (libertà di scelta) alla salute, dai diritti sociali all’educazione, al fisco alla giustizia e al lavoro e così via.

E’ fondamentale che tutti ci riappropriamo dei nostri diritti, che abbiamo già perché ce li conferisce la Costituzione, ma spesso sono taciuti, contesi, silenziati da una politica muta, cieca e sorda alle esigenze delle persone. E anche quando timidamente riconosciuti, tali diritti vanno pazientemente coltivati ed energicamente difesi, perché la lotta per i diritti può avere un inizio ma certamente non ha una fine.

Tutti quelli che lavorano in VOX, me compreso, sanno che si vive in una società più libera, più giusta e più equa solo se si mette al centro la persona, con tutte le sue dimensioni e la sua dignità sempre meritevole di protezione. La crisi economica ha annebbiato le menti facendo credere che la fede nei vincoli di bilancio, nei patti di stabilità e nel calo dello spread siano le risposte alle attuali sofferenze di tutti. Ma non è così. La vera risposta risiede nella cultura dei diritti, che può nascere solo dal basso.

VOX è tutto questo, e voglio che chi mi segue su Il Fatto Quotidiano lo sappia. Come scriveva Norberto Bobbio, “Le violazioni sistematiche dei diritti della persona umana sono realizzate in un numero sempre più grande di paesi e di comunità.” E lo scriveva prima della Carta europea dei diritti fondamentali, prima delle decisioni di corti europee che hanno riconosciuto nuovi diritti.

A dimostrazione che non è mai finita.