Gemmano oscilla tra i 1.150 e i 1.180 abitanti, sparsi qua e là nell’ultimo lembo dell’entroterra romagnolo che confina con Pesaro-Urbino e si adagia sulla valle del Conca. È uno di quei paesini, Gemmano, dove ci arrivi se proprio vuoi e non ci capiti di passaggio.

Il posto è un po’ all’antica: ancora oggi, in chiesa, gli uomini si accomodano da una parte e le donne dall’altra. Gemmano ospita le grotte di Onferno- che a loro volta ospitano migliaia di pipistrelli- e la riserva naturale che le circonda. Su questa si erge il santuario della Madonna di Carbognano, meta di frequenti pellegrinaggi e ritrovo curioso perché, il primo maggio, ospita la festa della fava e del formaggio più che quella del lavoro. Il territorio, in generale, è forse il più incontaminato tra tutti quelli dei Malatesta: qui la campagna è ancora padrona.

Gemmano in Consiglio comunale non conta nemmeno 10 rappresentanti e si prepara a fondersi con gli altri micro-Comuni circostanti, come ordina la spending review declinata negli standard minimi della Regione. Per questo, le prossime elezioni amministrative potrebbero essere le ultime nella Gemmano “autonoma”. Intanto, alla tornata elettorale del 26 e 27 maggio prossimi (Imola a parte, in Romagna vanno alle urne anche la forlivese Galeata, la cesenate Sarsina e la ravennate Bagnara) tra queste colline si voterà per ben quattro aspiranti sindaco con rispettive liste al seguito.

Tra questi non c’è chi, in un modo o nell’altro, di Gemmano ha fatto parlare parecchio negli ultimi tempi: l’ex sindaco Edda Negri Mussolini. Figlia della quintogenita del Duce Anna Maria, cugina di Alessandra, gemmanese di adozione dal 2001 avendo seguito qui il marito in pensione (ma Riccione, dove il babbo Nando Pucci Negri faceva il presentatore d’estate, era già la sua seconda casa dopo Roma). Edda Negri è stata sindaco sostenuta da una lista civica dal giugno del 2009 fino all’estate scorsa, quando si è dimessa e ha lasciato il posto al commissario prefettizio Mario Giuseppe Puzzo.

I suoi in municipio sono stati tre anni difficili tra voltafaccia, voti contrari, litigi e dimissioni di assessori e consiglieri- a un certo punto sono esauriti anche per le surroghe. Durante il suo mandato sono state aperte tre associazioni e una società di calcio, il centro storico è stato riqualificato con alcuni piccoli interventi. Tuttavia, gli oppositori l’accusavano di essere un po’ troppo “di sinistra” rispetto alle aspettative (nella coalizione c’erano esponenti vicini al centrosinistra), un po’ troppo autonoma e un po’ troppo assente. La diretta interessata non lo crede proprio: “Pian piano ho avuto tutti contro e la mia maggioranza mi ha abbandonato. Dicevano che non facevo nulla e che non conoscevo le tradizioni paesane. Macché, io Gemmano la frequento tutti i giorni in piazza, alle sagre, nei suoi angoli, tra la gente. Lo sanno tutti. Non a caso, avrei voluto anzitutto gemmanesi nella mia squadra se mi fossi candidata anche questa volta. Ma non ce l’ho fatta, alla fine. Le liste che si sono presentate pullulano di ‘forestieri’ che vengono da Rimini e da altre parti del territorio, gente che conosce poco Gemmano”, dice al fattoquotidiano.it la nipote di Mussolini.

In effetti, in paese si parlava abbastanza bene del sindaco dal cognome impegnativo– e non solo dopo che aveva fatto pubblicità a Gemmano sulla rivista del Touring Club o offerto a 400 bimbi le uova di Pasqua pagando di tasca propria. I rapporti col Pdl non sono mai stati buoni (“mai avuta la loro tessera”) e di certo non sono migliorati dopo la candidatura con Fli alle ultime politiche. Più che la corsa in sé (Gianfranco Fini l’ha piazzata 25esima alla Camera) avevano tenuto banco alcune frasi su Mussolini finite sui giornali in quei giorni di gennaio (“Mio nonno, nonostante tutti gli sbagli commessi, era una persona corretta e pulita. Non ha mai rubato un soldo agli italiani, viveva e manteneva la sua famiglia non coi soldi dello Stato, bensì con ciò che ricavava dalle sue pubblicazioni. I miei genitori e mia nonna giravano coi mezzi pubblici”). Frasi confermate oggi: “Il mio era uno slancio affettivo, sono stata strumentalizzata come quando l’anno scorso ho aggiunto il doppio cognome ‘Mussolini’,  l’ho fatto per mia madre”.

Alle prossime elezioni a Gemmano le aveva chiesto di candidarsi l’ex deputato ultra-finiano Fabio Granata, anche se a Fli Negri Mussolini oggi non è iscritta: “Lo sono stata fino al 2012 e non ho rinnovato la tessera del 2013 semplicemente perché il destino del partito non è chiaro. Non esco dalla vita politica, sto seguendo un progetto con alcuni esponenti di Fli per creare un nuovo movimento politico nazionale”. Sta di fatto che Granata non è riuscito a convincerla e, così, il cognome “Mussolini” alla commissione elettorale circondariale di Rimini non è mai arrivato (il termine era il 29 aprile). Ne sono arrivati altri quattro.

L’ultimo candidato sindaco a Gemmano in ordine di tempo è Fiorenzo Brighi, cardiologo 64enne da poco in pensione per l’Ausl che si presenta con la lista civica “Noi per la Romagna” (Pietro Bisoni, Waimer Colonna, Silvano Menghi, Simonetta Squizzato e Luciano Tasini i componenti).

Di area centrodestra con il gruppo “Cambiamo Gemmano”, invece, è Alessandro Staccoli, che ha avuto problemi con il simbolo dopo che ne ha presentato uno con lo sfondo del Pdl ma con in testa il simbolo del Comune (in lista ci sono Stefania Colombari, Liliana Leurini, Tiziana Antinori, Andrea Massari, Sonia Ammirato, Michele Malpassi).

Sul fronte opposto ecco Riziero Santi, 56enne gemmanese ‘esperto’ di politica (dopo aver avuto in tasca le tessere Pci, Pds, Ds, Pd) e in campo con la lista “Ambiente e Sviluppo” (Serena Fabbri, Michele Ialiciccio, Enrico Molandini, Paolo Pritelli, Fiammetta Biavatti, Manuel Tienforti). Santi ha già fatto due promesse se verrà eletto: wi-fi gratis per tutti e soprattutto nessuna indennità di carica.  

Completa la batteria, con “Gemmano futura”, Filippo Giorgi, imprenditore edile che si porta in lista Luigi Casadei Dalla Chiesa, Angelino Gaia, Marco Pizzioli, Alessia Castellani, Elena Pizzioli, Emilio Sartori.