Tra poco si svolgeranno le elezioni in diversi comuni italiani, tra cui Roma, la mia città, e Messina, un capoluogo che da qualche tempo viene nominato frequentemente in relazione a fatti di mafia e che ha visto, per la prima volta nella storia repubblicana, condannare un suo procuratore generale, Franco Antonio Cassata. Relativamente a Roma non mi sento di dire nulla, credo che i personaggi parlino da soli, ma vorrei spendere due parole per Messina…non perché conosca la città o le persone che si contenderanno il posto di sindaco, ma perché poco tempo fa mi è capitato di leggere questa lettera, scritta dal nostro avvocato Fabio Repici (e non solo nostro e di Salvatore Borsellino, ma anche avvocato di tante altre famiglie vittime di mafia, come gli Alfano, i Manca, e la famiglia Parmaliana, per citarne alcune); le sue parole mi hanno colpita molto, mi hanno fatto per un attimo invidiare gli abitanti di Messina, perchè avranno la possibilità di votare un uomo per il quale una persona come Fabio si è sentito di spendere parole del genere. Lascio a voi la lettura. E buon voto a tutti.

“Caro Renato, io che sono distante dall’impegno politico diretto, ho davvero scarse possibilità di aiutarti nell’avventura che stai intraprendendo per amore della tua città. Non ho nemmeno la possibilità di prometterti il mio voto, giacché come sai non risiedo a Messina. E però qualcosa di te avverto l’obbligo morale di dire, io che ti ho conosciuto proprio in virtù del tuo antico impegno nella società. I nostri campi di intervento – io spesso impegnato nelle aule di giustizia, a tentare con le mie modestissime capacità professionali di strappare brandelli di verità e di giustizia in favore di familiari di vittime della mafia; tu attivo dovunque ci fosse da difendere un diritto, collettivo o individuale, fosse la tutela del territorio, della salute, della cultura o dei diritti dei ragazzi – potevano essere sideralmente lontani. Tu li rendesti pressoché confinanti, presenziando spesso nelle aule di giustizia in occasioni importanti del processo per l’omicidio di Graziella Campagna (insieme a non troppe altre persone, fra le quali sicuramente Antonio Mazzeo e Sonia Alfano) o partecipando agli incontri che nel tempo si sono svolti in tutta la provincia per restituire a tutti i cittadini la verità sull’omicidio di Graziella Campagna, sull’assassinio di Beppe Alfano, sull’uccisione di Attilio Manca, sulla persecuzione contro Adolfo Parmaliana. E, approfittando di quegli incontri, tu riuscivi a far scoprire agli uomini e alle donne, soprattutto ai ragazzi e alle ragazze, della nostra terra questioni altrettanto importanti e per cui valeva la pena spendersi. E così, insieme ad altri, sei riuscito a tenere insieme (a Messina!) il tema della lotta alla mafia e quello della difesa dei diritti sociali e civili, dimostrando a tutti che cittadini liberi e pensanti, fuori da ogni apparato di potere, potevano ottenere risultati a beneficio di tutti e sostituirsi a una classe politica che a Messina è riuscita nell’impresa davvero titanica di essere peggiore che nel resto del paese. Avendoti visto all’opera per lunghi anni (c’eri tu sul pilone a Torre Faro ad osteggiare, insieme a tanti, la follia del ponte; c’eri tu, insieme a tanti, a reclamare condizioni minime di dignità nell’assetto urbano di Messina; c’eri tu a urlare contro lo scempio dei beni culturali in città; c’eri tu a pretendere che a Messina legalità e diritti, come dovrebbe essere normale in ogni luogo del pianeta, camminassero di pari passo) sono fiducioso nella possibilità che, anche da Sindaco di Messina, manterresti integra la coerenza morale che ha sempre mosso ogni tuo passo. E – sorprenderò qualcuno, forse – sono fiducioso anche nella possibilità di vittoria di questo progetto politico. Infatti, è proprio in momenti di cupezza assoluta come quello attuale che le utopie sane possono realizzarsi. È in momenti come questo che il signor Keuner disperato raccontato da Brecht, per evitare di annegare, non trovando una barca che potesse salvarlo, scopre di poter nuotare e di essere, in fondo, una barca egli stesso. Ecco, caro Renato, tu stai tentando di essere la barca per la cittadinanza messinese, per quei cittadini umili che mai e poi mai rientrano nei pensieri della classe politica. Moralmente e politicamente, sono lì con te, per quel nulla che possa valere il mio sostegno. L’invito che al contempo ti rivolgo è di non smettere mai, in quest’avventura politica, di volare alto. Alto come quando ti arrampicavi sul pilone a sventolare la bandiera NO PONTE, riuscendo empiricamente a unire la terra e il cielo con una meravigliosa azione politica, per me la più bella immagine che rimane della storia di Messina degli ultimi decenni. Restituisci, insieme alle tante belle persone che ti sostengono, dignità ai messinesi. Che il vostro programma sotto la tua candidatura preveda la tutela degli ultimi di questa città, della terra e dell’aria e dell’acqua, della cultura e del sapere, delle periferie abbandonate, dei bambini, delle infrastrutture scolastiche, delle regole valide per tutti, dei diritti civili e sociali e della lotta a tutte le mafie: alla mafia che spara e alla mafia del cemento; alla mafia dell’università e alla mafia degli uffici pubblici; alla mafia dell’informazione di regime e alla mafia che strangola l’economia; a tutte le mafie che hanno avvelenato la vita dei cittadini messinesi. Prendo in prestito le parole del sommo filosofo: “Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me Sia questo lo spirito di fondo dell’avventura elettorale che comincia oggi, caro Renato, e sarà un’avventura vincente: vincente per te, anzi per voi, ma soprattutto per il bene di Messina e di tutti i messinesi.”

Il “Renato” in questione è Renato Accorinti.

di Federica Fabbretti