L’Italia di Letta fa melina e prende tempo. Tanto l’Europa, di questi tempi, non le scappa via: fa già surplace, una cosa alla Maspes se deve durare fino alle elezioni tedesche del 22 settembre. In Italia, ci sono volute al governo tre settimane per produrre un decreto legge a costo quasi zero e ad effetto quasi nullo sull’economia del Paese colpito dalla recessione: il rinvio a settembre della rata dell’Imu sulla prima casa ed il rifinanziamento per un miliardo di euro della Cig sono state giudicate non solo dal Financial Times “misure modeste”, che “riflettono il margine di manovra limitato dell’esecutivo”. Una valutazione condivisa dal Wall Street Journal: i provvedimenti varati rappresentano un “minimo sindacale”.

Non che ci fosse bisogno della stampa estera per arrivare a simili conclusioni. Lo stesso premier, del resto, ha ammesso che si trattava di guadagnare tempo, quei cento giorni che dovrebbero servire, di qui alla fine di agosto, per mettere insieme qualcosa di consistente. Anche se un dubbio resta: quella scadenza di fine agosto sembra già precostituire un alibi per un ulteriore slittamento.

Ora, nell’imminenza del Vertice europeo di domani a Bruxelles, Enrico Letta sposta in avanti pure le scadenze europee: parlando in Parlamento, spiega che il Vertice di domani conta poco o punto –già lo si sapeva-, nonostante le conclusioni sulla lotta contro l’evasione e l’energia, buone in vista del G8 di Belfast di giugno. Anche se l’accordo sullo scambio di informazioni per la lotta all’evasione fiscale a livello europeo potrebbe avere per l’Italia qualche effetto positivo, favorendo recuperi di gettito dall’Austria e dal Lussemburgo e, fuori dell’Ue, dalla Svizzera.

Quello che conta –ci avverte il premier- è il Vertice di fine giugno, dove l’Unione dovrà passare dalle parole ai fatti su crescita e occupazione. “La priorità è il lavoro per i giovani”, insiste Letta, dopo che il presidente Usa Barack Obama ha convenuto con lui su questa agenda ovvia e trita.

Tra un Vertice e l’altro, l’Italia a fare melina e l’Ue in surplace, avremo ottenuto, di qui a fine mese, al 29 maggio, la sospensione della procedura d’infrazione per deficit eccessivo, che un po’ d’ossigeno alla capacità di spesa asfittiche dell’Italia dovrebbe darlo.

Dunque, domani sarà solo un antipasto, una sorta di sessione di riscaldamento in vista di giugno. Ma, a dirvela tutta, a me pare fortemente probabile che, il 27 e 28 giugno, ci sentiremo poi spiegare che non si può mettere la Germania nell’angolo sulle risorse per la crescita e l’occupazione a meno di tre mesi dalle elezioni politiche tedesche, tanto più che il presidente francese Francois Hollande ha già sotterrato l’ascia di guerra e fumato il calumet della pace con la cancelliera Angela Merkel, avallandone la spinta –o vedendone il bluff- per una maggiore integrazione politica, almeno dell’eurozona, con una governante dell’economia europea.

E, così, da giugno si finirà all’autunno, con belle parole, tanti impegni e poche decisioni concrete, ma di sicuro richieste “precise” e “ferme” da parte dell’Italia e non solo. L’Ue resterà in surplace; e l’Italia continuerà a fare melina. Fino al 31 agosto, che lì Letta tirerà finalmente in porta. Farà gol? O, nel frattempo, sarà finito fuori gioco?