E’ quasi un dovere civico sostenere le sale dei cinema riempiendole il 16 maggio nell’ultima serata a tre euro… Altrimenti  per tutti quelli che si interessano almeno un po’ di politica  e/o almeno un po’ di comunicazione è comunque da non perdere il film cileno No, i giorni dell’arcobaleno” del regista Pablo Larrain con protagonista Gael Garcia Bernal nella parte di un pubblicitario che dà un contributo decisivo alla campagna televisiva per il ‘No’ nel referendum del 1988 sulla continuazione del potere di Pinochet. Altre informazioni di base le trovate facilmente.

Io qui scrivo come conoscitore e amico  del Cile – ed entusiasta del film – per sottolineare alcuni aspetti ed aggiungerne altri.

Referendum e Allende e Pinochet

Pochi sanno, forse anche in Cile, che il colpo di stato dell’ 11 settembre travolse insieme con la democrazia, la libertà e l’esperienza di governo di Unidad Popular, travolse dicevo anche l’ipotesi concreta di un referendum sulle controversie tra il Parlamento – a maggioranza centro e destra – e il Presidente socialista Allende. Di fatto sarebbe stato un referendum sulla prosecuzione della Presidenza Allende. Era rivendicato dalla opposizione politica, partito democristiano e “partido nacional”, la sinistra al potere era restìa a concederlo. Alla fine, di fronte alla durezza del conflitto, Allende si era deciso. Il 9 settembre 1973 il Presidente comunica privatamente al comandante delle Forze Armate Augusto Pinochet la sua intenzione di concedere il referendum. Lo stesso giorno segretamente Pinochet dà il suo consenso decisivo al piano golpista, che viene attuato neanche  36 ore dopo, all’alba dell’11 settembre. E’ un interrogativo storico non del tutto risolto. Per come erano messe le cose, Allende il referendum lo avrebbe perso. Pinochet e i militari non si fidavano che il referendum si sarebbe svolto davvero? O non potevano più fermare la macchina del golpe? O addirittura volevano evitare che venisse fuori la soluzione referendum perché ormai volevano il potere assoluto?

Referendum del 1988

Nel 1980 , nel settimo anno di regime militare, ci fu un referendum per approvare la Costituzione preparata dai militari, che comunque dichiarava il regime militare come transitorio, e prevedeva un referendum sul nome del Presidente della Repubblica per il 1988. Il referendum del 1980, nonostante la campagna dei democristiani per il No, fu agevolemente vinto dal Si di regime dei pinochetisti col 66% dei voti. Di conseguenza anche in vista del referendum del 1988 si pensava che sarebbe stato vinto dal regime. Per questo motivo il partito Comunista – allora tra l’informale e il clandestino – aveva deciso di non partecipare assolutamente al referendum.  

Il Cile talvolta è il mondo

Nel film  “No i giorni dell’ arcobaleno”  tutti i documenti, e in particolare gli interessantissimi video, spot, e canti di propaganda per il No e il Si sono autentici. La storia in dettaglio, cioè il personaggio di Renè Savedra e del suo capo nel lavoro pubblicitario – che invece è pinochetista- , invece non è vera anche se contiene parecchi elementi di verosimiglianza.  Le dinamiche e gli interrogativi contenuti in questa vicenda  hanno un valore universale, che travalica completamente lo specifico cileno e che investe anche situazioni meno violente e drammatiche, e quindi il nostro  mondo. La direi così : la denuncia della violenza e della repressione – ma anche la denuncia “soltanto” delle ingiustizie e delle illegalità – rischiano di non “vendere” ovvero di essere inefficaci e perdenti se non sono accompagnate da una qualche speranza, da una qualche accattivante allegria, dal sorriso, dall’ironia. Riuscire a canticchiare “la alegria ya viene” per sconfiggere il responsabile di tanti omicidi è dura per i parenti dei desaparecidos, ma è l’unica possibilità, dice il protagonista del film.

Vizi e virtù della transizione “alla cilena”

Nella campagna del No al referendum del 1988 si vede in luce quella che poi è stata nel bene e nel male la esperienza della Concertacion, il centro sinistra che ha governato il Cile dal 1989 fino all’inizio del 2010. La presenza dei democristiani – che invece nel 1973, prima del golpe, contrastavano insieme con la destar il governo Allende – è decisiva anche culturalmente.  La Concertacion è contro i militari e la dittatura ma non è l’erede dell’Unidad Popular di Allende. Non vuole più (nunca mas) una polarizzazione come quella da guerra civile del 1973. Nella pubblicità per il No di Renè Saavedra- Gael Garcia Bernal  il poliziotto che manganella il manifestante e il manifestante manganellato aspirano ambedue a vivere in pace e libertà. E ancora : la Concertacion ha contenuto sociali ma non è anticapitalista, e anzi cerca di dare un nuovo vestito politico a un paese che negli anni di Pinochet si è per molti versi americanizzato e che è diventato molto consumista. No a Pinochet, bibite stile coca Cola, telenovela sfiziosa, forno a micro-onde e musica pop possono stare tutti insieme.
La transizione cilena così gestita dalla Concertacion può essere accusata – e lo è stata, eccome – di non aver preteso giustizia e di non aver radicalmente  cambiato il “modello”. Ma è stata in questo modo capace di far uscire il Cile dal regime militare senza versare un goccio di sangue e senza traumi economici

Vince chi fa la miglior pubblicità?

I 15 minuti giornalieri in tv per il No e l’intelligenza e la discussione che ci stanno dietro sembrano in questo film assolutamente determinanti per la vittoria del No. Forse per la prima volta col 1988  cileno la televisione diventa così importante. Ma non se ne concluda che è la televisione a fare la storia. Negli stessi 15 minuti del No cileno 1988 è fondamentale la capacità di raccogliere  rimandare far rimbalzare la voce della strada, della gente, il mutamento di clima e  di umore del paese. La censura toglie un pezzo alla trasmissione? La puntata successiva trasmette le proteste dei passanti contro la censura. E poi le strepitose statistiche sulle vendite di bandierine per il Si, tante, e per il No, poche. Il genio brillante e comico delle trovate dei pubblicitari per il No non basterebbe, anzi non ci sarebbe, se non ci fosse attorno un paese che è cambiato e che non sopporta più un giogo. Come faremo la prossima campagna elettorale?