In Parlamento rischia di riaprirsi il fronte caldo delle intercettazioni. Il Pdl ha presentato alle Camere due progetti di legge, mentre ce n’è un terzo in arrivo. A Montecitorio porta la firma di Maurizio Bianconi, al Senato di Domenico Scilipoti. Il terzo è stato annunciato da Enrico Costa. “In una situazione politica così delicata – spiega il presidente della commissione Giustizia di Montecitorio Donatella Ferranti (Pd) – non credo sia un tema che possa rientrare tra le priorità per venire inserito in tempi rapidi all’ordine del giorno”. Ma non solo: tra le cartucce del centrodestra compare di nuovo l’inasprimento delle norme in materia di diffamazione a mezzo stampa. Lo stop arriva poi più forte dal segretario del Pd Guglielmo Epifani: “Alzare la tensione sulla giustizia non aiuta”.

Costa: “Ripartire da ddl Alfano approvato nel 2011”
Il Pdl riparte dunque dal disegno di legge Alfano che Costa propone come punto di partenza del dibattito. “E’ un disegno significativo del nostro Governo – dice – Presenterò anche un disegno di legge sulla responsabilità civile dei magistrati”. Costa pensa anche anche al disegno di legge sulla messa alla prova (per esempio i servizi sociali) ed è “partito dal presupposto di proporre come base di discussione testi già approvati almeno da un ramo del Parlamento”. Se le parole di Costa hanno un senso il disegno di legge Alfano approvato dal Senato nel 2011 prevedeva tra l’altro che i telefoni potessero essere messi sotto controllo solo per 75 giorni anziché per tutta la durata delle indagini preliminari o ancora l’eliminazione delle intercettazioni ambientali in auto o a casa. Il disegno di legge dell’ex Guardasigilli e ora viceministro e ministro dell’Interno con Letta si arenò alla Camera nell’ottobre 2011.

Tutto questo accade pochi giorni dopo la requisitoria del procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini nel processo Ruby in cui il magistrato ha chiesto 6 anni di reclusione per Silvio Berlusconi. La notizia, per giunta, arriva in una giornata già carica di tensione per il settore della giustizia. Da una parte il documento del plenum del Csm che chiede al ministro della Giustizia di intervenire per far sentire il sostegno alla magistratura dopo gli attacchi degli ultimi giorni. Dall’altra anche la famiglia Berlusconi che torna a far sentire tramite un’intervista rilasciata a Panorama da Marina, primogenita del leader del Pdl. Il processo Ruby “è una farsa che non doveva neppure cominciare” dice la presidente di Mondadori.

Caliendo: “Non è un’indicazione del partito”
C’è chi getta acqua sul fuoco, nello stesso Pdl. “Non c’è nessuna indicazione in questo senso da parte del partito – osserva l’ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, ora senatore Pdl – e poi il testo che era stato approvato in un ramo del Parlamento può essere considerato superato da altri accordi raggiunti in seguito in materia”. Ma a far pensare che il fronte intercettazioni possa riaprirsi da un momento all’altro, c’è “l’aggancio” con il testo dei “saggi” nominati da Napolitano. Nella relazione dei cosiddetti “facilitatori”, infatti, si parla della necessità di ridurre l’uso delle intercettazioni che devono essere uno strumento di “ricerca della prova” e non del “reato”. Ma insomma almeno al Senato, si chiede al presidente della commissione Giustizia Francesco Nitto Palma (Pdl), c’è il rischio che se ne possa parlare? “Se i capigruppo mi chiedono di calendarizzare il testo Scilipoti (che ancora non risulta assegnato) o qualsiasi altro provvedimento in materia, io lo metto all’ordine del giorno”. “Del resto – prosegue Nitto Palma – lo stesso Napolitano ha parlato più volte della necessità di riformare il sistema delle intercettazioni. Dunque, perché non farlo?”. Intanto anche Costa sembra rallentare. E’ un fatto di routine, dice, ripresentare i testi già proposti nella legislatura precedente: “E’ un fatto di routine, non c’è alcuna indicazione del partito in questo senso”. Ma anche Caliendo non ha difficoltà ad ammettere: “Se i provvedimenti ci sono e vengono assegnati in commissione possono diventare una base di partenza per riprendere il discorso…”.

La richiesta di usare le intercettazioni di Verdini, Cosentino e Dell’Utri
C’è un altro fatto contingente: la richiesta per l’autorizzazione all’ascolto di conversazioni telefoniche di Verdini, Cosentino e Dell’Utri arrivata alla Giunta per le autorizzazioni della Camera. Costa esclude che ci sia un “legame politico”: “Ho semplicemente riproposto – insiste Costa – i testi delle più significative proposte legge presentate dal Pdl nella scorsa legislatura. Tra queste c’è il testo Alfano sulle intercettazioni e il provvedimento sulla messa alla prova e la detenzione domiciliare”. La vicenda che coinvolge Verdini, Cosentino e Dell’Utri è quella del processo sulla cosiddetta “P3“. La richiesta di utilizzare le intercettazioni è partita dal gip di Roma Elvira Tamburello e trasmessa a Montecitorio perché i tre esponenti del Pdl erano parlamentari all’epoca dei fatti. Dell’Utri era senatore, Cosentino eVerdini, invece deputati. Attualmente, però, solo Verdini è parlamentare ed è stato eletto al Senato. A questo punto il Pdl, con lo stesso Enrico Costa, vice presidente della giunta presieduta da Ignazio La Russa, pone un problema di competenza. “C’è una questione di competenza”, sottolinea chiedendosi “chi decide tra Camera e Senato?”. “Discutiamone – evidenzia – perché non è un argomento da poco”.

Il Pd: “Le priorità sono i problemi concreti di famiglie e imprese”
Dal Pd si levano proteste non proprio vibranti. Lo stesso capogruppo alla Camera Roberto Speranza  ”Di proposte di legge ce ne sono molte – dice – A me convincono quelle che affrontano i problemi concreti delle famiglie e delle imprese. Certo la priorità non sono le intercettazioni. Porre ora il tema non è opportuno”. In precedenza era intervenuto tra gli altri il senatore Felice Casson, ex magistrato e vicepresidente della commissione Giustizia: “In questo momento occorre lavorare sui punti di riforma del sistema giudiziario che possano trovare una larga convergenza – dichiara – Pretendere di imporre temi come quello delle intercettazioni è una strada sbagliata, sia per ciò che riguarda il metodo che per il merito. Lo strumento delle intercettazioni è infatti un fondamentale supporto alle indagini contro ogni forma di criminalità”. Insomma: “Il Pdl vuole arrivare allo scontro”. L’alt è arrivato anche da altri parlamentari democratici: Verini, Ginefra, Rossomando, Picierno, Lumia. Chiosa Rosy Bindi: “Il tempismo del Pdl sulle intercettazioni se non è sospetto è certamente inopportuno. Sono giorni che Berlusconi e i suoi pretoriani attaccano la magistratura, prima a Brescia e poi a Milano, con toni inaccettabili. Non ho mai creduto alla favola propagandistica della pacificazione ma credo che oggi chi anche in buona fede lo sperava dovrà suo malgrado ricredersi. L’ossessione giudiziaria di Berlusconi sta complicando oltre modo l’avvio della legislatura e il lavoro del governo”.

Lombardi (M5S): “Pensano agli interessi di bottega”
Parla di interessi di bottega il Movimento Cinque Stelle: “Come al solito la ‘politica di palazzo’ segue le priorità del Paese… – ironizza la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi – Il Paese ha altre priorità che non sono gli interessi di bottega… e non c’è bisogno che faccia nomi. Per noi la politica è fatta di cose concrete, economia e lavoro”.

La Fnsi: “Non staremo a guardare”
Tiene la guardia alta anche il sindacato dei giornalisti. “In Parlamento si ricomincia a parlare di intercettazioni – interviene la Fnsi – E quando se ne parla si finisce per ipotizzare anche sanzioni per i giornalisti che – venuti in possesso dei testi – li rendono pubblici. Il rischio è che si ripeta l’indecente spettacolo a cui abbiamo assistito nella precedente legislatura”. La Federazione della Stampa aggiunge che “non starà a guardare e che provvedimenti che non fossero equilibrati e che, invece, di tutelare i cittadini, tendessero a colpire il loro diritto ad essere informati ed il dovere dei cronisti di informare troveranno la più ferma e decisa opposizione di tutta la categoria”.