“Mia madre è anche una donna”: può sembrare una frase banale, ma in molte famiglie è ben lontana dall’essere una realtà. Non solo i figli non le considerano donne, e non le vedono come un soggetto degno di diritti, ma la vita di molte di loro è rinchiusa nelle mura di casa, che spesso si tramuta in prigione. E’ quanto ha verificato l’associazione Intervita, con il progetto ‘Frequenza200–Network nazionale contro l’abbandono scolastico‘, lavorando con 1600 bambini e adolescenti nei tre centri di Milano, Napoli e Palermo, in cui gli hanno chiesto di raccontare chi sono le loro madri, i loro problemi, cosa amano fare e i diritti che dovrebbero essere loro garantiti. Ne è scaturita una ricerca sullo stato delle madri in Italia, presentata a Milano in occasione della Festa della mamma, che ha evidenziato una realtà molto più arretrata di quanto si potesse immaginare per le donne, fatta spesso di segregazione, disagio e violenza e soprattutto poco, o niente, tempo per se stesse.

“Il concetto di madre è totalizzante rispetto a quello di donna – spiega Alessandro Volpi, referente Italia Intervita – I bambini faticano a riconoscere nella mamma una figura di donna, con desideri e diritti propri. Tra tutte le donne che incontrano, l’ultima che gli viene in mente come portatrice di diritti è proprio la madre”. Tuttavia, sollecitati nel modo giusto e sovrapponendo alla madre l’immagine di figure femminili estranee al nucleo familiare, come donne di spettacolo, dive di fiction e cinema, gli educatori di Intervita hanno potuto vedere che i ragazzi erano capaci di riconoscere anche a loro dei diritti. Come quello a poter spendere 50 euro tutti per sé, telefonare, poter andare al centro estetico, non dover spazzare casa per un giorno, o poter uscire di casa. “Risposte – continua Volpi – che mettono in luce situazioni di disagio potenziale, a volte estreme, quasi di segregazione”.

A Palermo sono molti i casi di donne di 27-28 anni, “sposate e con figli di 9-10 anni – racconta Maria Rosaria D’Agostino, educatrice – Gli episodi di violenza subiti dai mariti sono tanti, e spesso le donne li considerano normali. Il conflitto c’è quando picchiano anche i figli”. I diritti meno realizzati sono quelli collegati alla relazione con il mondo esterno, come uscire di casa, o avere un cellulare. A molte donne infatti mariti e compagni gelosi, o costretti a lunghi periodi di assenza da casa – spesso perché detenuti – vietano il cellulare, chiamandole sul telefono fisso per controllare che non siano fuori, e se vogliono andare dal parrucchiere o dall’estetista deve essere a domicilio. Alcune testimonianze lo mostrano in modo drammatico. Come quella a Palermo di Enza, 28 anni, madre di due bambini di 9 anni e 6 anni, e ora incinta del terzo figlio. È casalinga, ha vissuto dieci anni in un piccolo paese in Toscana, dove il marito lavora in una impresa edile, e da quasi un anno lei e i bambini sono tornati in Sicilia, a casa della madre, mentre il marito lavora in Toscana. Vive con insofferenza la gravidanza, che avrebbe voluto evitare e attribuisce ad una scelta del marito: “Dato che mio marito mi lasciava qui, ha preferito mettermi incinta. Una donna incinta gli uomini non la guardano….”.

Dalla ricerca emerge spesso un senso di impotenza delle madri rispetto ai risultati scolastici dei figli. La maggior parte dei ragazzi che frequentano i centri vive in famiglie con livelli molto bassi di scolarizzazione. Il compito di educare e seguire i figli a scuola grava esclusivamente sulle madri, spesso frustrate per la discordanza tra attenzioni rivolte ai figli, scarsi risultati scolastici, e i continui richiami da parte della scuola, a cui reagiscono in modo difensivo, perché sentono messo in discussione il loro ruolo di madre, l’unico in cui si identificano davvero. A Milano, dove ci sono tante famiglie immigrate, le donne scommettono sui figli e lo studio come strumento di  riscatto familiare. I ragazzi vorrebbero madri più istruite, in grado di seguirli, e quando non sanno parlare l’italiano, vivono la situazione con molto stress, soprattutto quando ci sono i colloqui con la scuola.

“Rinforzare l’asse materno e l’emancipazione della madre – conclude Volpi – è molto importante, e migliora anche il rendimento scolastico del figlio. Per questo abbiamo deciso di organizzare la campagna di sensibilizzazione ‘Mia Mamma è (anche) una Donna’, per aiutare le madri in difficoltà. Simbolo della campagna è Maya, una sagoma femminile scaricabile via web in cambio di una donazione, da regalare come biglietto d’auguri alle mamme”.