Wislawa SzymborskaCome si fa, per noi amanti della poesia, a entrare in libreria, vedere un banco con gli Adelphi in sconto del 25 per cento, spulciare fra i titoli e trovare un libretto di Wislawa Szymborska che non conoscevamo (eppure è uscito nel 2012) e a non comprarlo? Non ho resistito e me ne sono tornata a casa furtiva e frettolosa (non era prevista la sosta in libreria), con Basta così nella borsa e qualche euro in meno nel portafoglio.

Si tratta di tredici poesie inedite scritte dalla Szymborska tra ottobre 2010 e il novembre 2011. Lei sarebbe morta tre mesi dopo, a febbraio del 2012.

Quindici mesi ormai che sono orfana dei suoi versi e Wislawa se ne ritorna qui improvvisamente, inattesa, con quel suo fare sornione e geniale, dando scacco alla morte. Tipico da lei. Nel libro sono riprodotti anche gli autografi, osservo con attenzione la sua scrittura illeggibile, piccola e incredibilmente dritta per una donna di 88 anni e mi prende una specie di commozione.

La sua apparizione vicino a me mi ricorda un po’ il bel libro di Andrea Bajani che sto leggendo dedicato a Tabucchi e alla loro amicizia. Aspetto di finirlo e scriverò anche di questo.

Una poesia di Basta così l’ho stampata e me la sono attaccata di fronte alla scrivania, evidenziando la parola “dubbio”.

Si intitola:

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
E’ tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

E’ lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

A volte un po’ lo invidio
-per fortuna mi passa.