Karim ha 24 anni e da un mese si trova nel Cie di Ponte Galeria in attesa di una sentenza, che il 10 maggio deciderà della sua espulsione verso l’Egitto, suo paese d’origine, o della possibilità di restare con la compagna Federica e il bambino che aspettano e che nascerà tra pochi mesi.

Federica, italiana di 21 anni, afferma, stanca, che tutto questo è avvenuto a causa di un errore nelle procedure di rinnovo del permesso di soggiorno e chiede che il futuro papà del suo bambino non venga espulso per un errore amministrativo.

L’Italia ha accolto Karim quando aveva sei anni, e Karim considera l’Italia il suo paese. Ora sta per essere “rimpatriato” in un paese in cui non è mai stato negli ultimi 18 anni, in cui non ha nessuno e di cui non conosce la lingua.

Intanto dal Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria è giunta il 1 maggio, la notizia di uno sciopero della fame indetto dai detenuti della sezione maschile, “affinchè venga rispettata la dignità umana e non venga usata più violenza né psichica né fisica”, secondo quanto dichiarato dagli stessi scioperanti:

Oggetto: dichiarazione di inizio sciopero della fame di tutta la popolazione di questo centro.

Noi tutti di questo centro abbiamo deciso di iniziare una protesta pacifica iniziando il rifiuto del cibo che ci viene consegnato per tutto il tempo necessario, finché non vengano esaudite le nostre richieste sotto indicate:

1. che le procedure siano più rapide;
2. che il servizio sanitario sia più efficiente;
3. che non venga più usata violenza né psichica né fisica contro di noi (giorni fa è stata somministrata una puntata di psicofarmaci ad un ospite contro la sua volontà, che ha avuto una reazione dannosa alla sua salute provocandogli gravi danni, ancora oggi non può parlare;
4. che a chi chiede l’espatrio venga accolta la richiesta il più presto possibile senza trattenimento di lungo periodo;
5. che le notifiche vengano tradotte nella lingua di origine;
6. che le visite dall’esterno vengano facilitate senza tanta burocrazia;
7. che i tossicodipendenti vengano accolti in strutture adatte alle loro esigenze di recupero;
8. che chiunque abbia uno o più carichi pendenti possa presenziare al suo processo in modo che non venga condannato in contumacia;
9. per queste e molte altre motivazioni centri come quelli di Ponte Galeria schiacciano la dignità delle persone e andrebbero chiusi per sempre.

Noi stiamo motivando il nostro sciopero della fame, ora voi motivate perché noi stiamo scontando una condanna senza aver commesso nessun reato.”

Anche la campagna LasciateCIEntrare sostiene la petizione di Federica. In Italia LasciateCIEntrare si batte da due anni su quelle che sono le violazioni dei diritti umani che avvengono nei Cie, Centri di Identificazione ed Espulsione, che lo scrittore Erri De Luca ha rinominato Centri di Infamia Estrema. I Cie secondo questa campagna, sono luoghi dove si perde la dignità umana, come anche decretato da un Giudice di Crotone lo scorso dicembre, che ha assolto tre cittadini stranieri che avevano protestato per le condizioni di vita subite nel CIE. La cosiddetta legge Bossi Fini e la normativa sulla detenzione amministrativa sarebbero secondo LasciateCIEntrare la nuova legge razziale del XXI secolo.