Abbassare i toni, non favorire la violenza, attenzione ai cattivi maestri, la mano di Preiti é stata armata da chi tuona contro il Palazzo, questi sono i frutti dei veleni sparsi contro la casta….”, queste alcune delle parole pronunciate da politici di ogni parte, ma soprattutto di destra, dopo i colpi di pistola e il ferimento di due carabinieri e una signora.

Dal momento che non abbiamo mai amato le invettive a tinte forti e l’uso guerresco e militare della lingua, non facciamo fatica ad aderire all’appello. Naturalmente tutti quelli che puntano il dito contro l’estremismo verbale degli urlatori di oggi, dovrebbero prima riflettere sui loro silenzi di ieri, anzi sulle complicità, le ironie, le connivenze che circondarono frasi come queste:

“Ci mancano ancora un po’ di armi, ma le troveremo …”, “Il tricolore lo uso per pulirmi il culo…”, “Abbiamo 300 mila martiri pronti a battersi..”. Queste sono tutte di Bossi, già vicepresidente del Consiglio e ministro.

“Mussolini sino ad un certo punto fece cose buone..”, “Scalfaro é un serpente, un traditore, un golpista..”, “I giudici sono matti, antropologicamente diversi dalla razza umana..”, “I giudici di mani pulite sono una associazione a delinquere con licenza di uccidere,vanno arrestati..”. Ovviamente queste sono, invece alcune delle perle berlusconiane, per la verità non le più volgari e neanche le più incendiarie, tipo quelle relative al colpo di stato e alla sospensione della democrazia, pronunciate dopo la sconfitta elettorale del 2006, quando fu nuovamente battuto da Romano Prodi.

Per carità di patria tralasciamo le battute “sotto tono” dei vari Gasparri, La Russa, Borghezio, Schifani, tutti colonne del governo di larghe intese. Abbassiamo i toni, dunque, ma chi ha scagliato quintali di pietre e di fango, prima di inveire contro gli altri, quanto meno chieda scusa o almeno si astenga dal fare la lista dei “cattivi maestri ” essendo stati (e presto ritorneranno ad esserlo), in testa all’elenco dei “pessimi Professori”.

In ogni caso a nessuno venga in mente di confondere il legittimo sdegno contro l’uso delle armi, con il tentativo, già in atto, di strumentalizzare l’episodio per mettere sotto tutela le “armi della critica”, che sono invece l’essenza di un ordinamento democratico.