Un tempo vigeva la regola “occhio per occhio dente per dente”: se le donne subivano violenze, le famiglie regolavano il problema tramite la vendetta, con il delitto d’onore o con matrimoni riparatori, o forzati. Modalità gestite dagli uomini di famiglia a cui era delegato il mondo delle relazioni esterne, pubbliche. Il buon nome, insomma. Come succede ancora in alcuni paesi considerati retrogradi, anche se in Italia, dove lavora Pangea, solo nell’81 è stato abolito il delitto d’onore.

Per evitare invece la violenza in casa la questione era più difficile, complessa e piena di espedienti. Per le figlie si era addirittura dovuto ricorrere al lenzuolo macchiato di sangue dopo la prima notte di matrimonio, per provare che nessuno aveva usato violenza salvando l’onorabilità della famiglia. Ma una volta contratto il vincolo sacro per le mogli il silenzio era d’ordine, “non si lavano i panni sporchi in piazza” e poi “tra moglie e marito non mettere il dito”.

Oggi che sembra che pratiche odiose provenienti dal passato sono finite, e si riconosce che non tutti gli uomini sono violentatori o maniaci vestiti del solo impermeabile beige, le persone benpensanti affermano con disinvoltura che la violenza fa parte della modernità, perché la donna si è emancipata. Praticamente con tutta questa smania di indipendenza, autodeterminazione e gran sbandierare diritti se le va un po’ a cercare!

Il che, onestamente, è  come vedere la pagliuzza e non  la trave nell’occhio. La violenza sulle donne è strutturale e sistemica nella storia dell’umanità, ce la lascia in eredità in qualsiasi latitudine, cultura, e con qualunque giustificazione religiosa o ideologica. E passa nelle storie simboliche senza mai essere nominata, basti pensare al “ratto delle sabine” su cui si fondò Roma, o a Lucia Mondello nei “Promessi Sposi”, lei, mi dice sempre Vittoria Tola, non portava la minigonna ma era già vittima di stalking di Don Rodrigo.

Sta a noi cambiare il corso della storia, a trovare nuovi modelli e simboli, noi, uomini e donne e tutti i diversi altri generi, insieme. Come nel ’66 Franca Viola, siciliana, fu la prima a rifiutare il matrimonio riparatore dopo la violenza subita.

Ma oggi, a cinquant’anni da quel fatto, ancora in Italia la sensazione è che i diritti delle donne rispetto a quelli degli uomini sono un po’ meno diritti, a dimostrarlo le disparità che si affrontano tutti i giorni nei diversi ambiti della vita, e che si ingigantiscono quando si parla di violenza sulle donne.

Eppure non vige più la regola occhio per occhio dente per dente, lo Stato moderno è garante dei nostri diritti “uguali per tutti”, e si frappone tra gli individui nella gestione della violenza, anche quella domestica sulle donne. Infatti, lo Stato mette a disposizione attraverso il lavoro dei ministeri e degli enti pubblici servizi e non solo in caso di violenza sulle donne: le forze dell’ordine, (interni), i pronti soccorsi e i servizi sanitari, (sanità), la magistratura, i tribunali per i minori, quelli civili e penali (giustizia), i servizi sociali, etc.

Ma se si osservano gli ultimi casi di violenze e omicidi di donne sembra che quanto sia messo a disposizione dallo Stato non percepisca il problema della violenza sulle donne nella sua dovuta gravità. Molte erano andate dalle forze dell’ordine prima di essere uccise o acidificate, molte avevano segnalato e denunciato l’ex marito o compagno che le intimidiva o avevano subito violenza. Chissà con quanta paura e angoscia ci erano andate dalle “autorità preposte”, con quanta speranza di trovare almeno nello Stato un punto di appoggio, una protezione!

Forse hanno raccontato che “l’altro” non rispettava le loro scelte, che le minacciava, caso mai anche davanti ai figli, come Michela di Acilia! Forse avevano già raccontato che “lui” era violento, che picchiava, urlava contro, le spaventava e non sapevano come gestirlo, come far rispettare la legittima volontà di non volersi più relazionare a “lui”, di voler essere rispettate nel proprio corpo, mente e sentimenti….troppo difficile da capire questo? 

Donne che volevano solo vivere in pace, che adesso in Pace ci vivono veramente, al cimitero, dopo aver subito violenza due volte: da chi sosteneva di amarle, e da chi avrebbe dovuto proteggere il loro diritto alla vita.

Ma chi è lo Stato in questi casi? Semplici uomini e donne che, forse come milioni di italiani,sono anche loro permeati da luoghi comuni sulle donne e sulla violenza, o sono uomini e donne all’altezza di rispondere come ci si aspetterebbe da uno Stato?

Uomini e donne che sottovalutano il rischio perché queste donne sono sempre un po’ esagerate nei racconti, che pensano o suggeriscono che è meglio sopportare, non denunciare e far restare la lite in famiglia, sopportare perché ci sono bambini di mezzo, cambiare una scheda telefonica perché qualcuno smetta di perseguitarti?

O uomini e donne che pensano e sanno che la violenza è sempre un rischio, è una violazione del primo e inalienabile diritto alla vita e quindi alla libertà di scegliere nel rispetto dell’altro!

Le storie di violenza domestica vengono forse ancora tropo spesso percepite come affari di cuori. Fragilità delle donne che vogliono amare ed essere amate e uomini forti e duri che possono fare a meno dell’amore tanto da ucciderti perché “ti amo più di me stesso”. O forse la violenza in ogni sua forma è ancora percepita come questione piuttosto relativa alla morale invece che diritto della persona a essere inviolata?

Forse è un micidiale mix di tutto ed è per questo che non è ancora al centro dell’attenzione da parte delle politiche dello Stato. Ma quando questi “affari di cuori” diventano colpi di pistola, o accoltellamento fatali? Quando si è “ferite a morte”, come scrive la Dandini, lo Stato dove è? E dove era quando poteva prevenire, proteggere e garantire il diritto alla vita di quelle donne? Diritto fondamentale e inalienabile.

Rappresentanti dello Stato in particolare Ministri, dove siete? Non c’è bisogno di nuove leggi o di budget speciali per indirizzare chiaramente le attività all’interno dei vostri ministeri, per porre fine al perpetrarsi della violenza! Voi oggi e il prossimo governo domani! È responsabilità dello Stato garantire a tutti eguali diritti, e quindi eguale prevenzione e protezione dalla violenza anche alle donne, non si può più stare ad aspettare, il diritto alla vita è di tutti!