Per mesi la libera stampa a schiena dritta ha inflitto al suo pubblico la lagna su quel malvagio di Beppe Grillo. “Non risponde alle domande, non fa conferenze stampa, non accetta il confronto”. Poi quei deputati e senatori altezzosi che non vanno ai talk show. Domenica all’ora di pranzo all’improvviso il grande momento. Il fondatore del Movimento 5 Stelle cede e fa una conferenza stampa. Ressa di corpi e telecamere, diretta tv a reti unificate (Rainews, Tgcom, SkyTg24, streaming sul web a scelta). Dai ragazzi, una gragnuola di domande da lasciarlo tumefatto.

Niente da fare. A giudicare dai commenti Grillo ha imposto una specie di monologo di un’ora e tre quarti, come un Berlusconi qualsiasi. Un comiziaccio, aggirando le domande etc etc. C’è però un piccolo problema: la libera stampa a schiena dritta non ha fatto le domande, davanti a Grillo si è squagliata. E adesso viene un dubbio: quegli esagitati che si sono fatti l’autoscatto mentre inseguivano l’auto di Grillo e gli battevano i microfoni sui finestrini, che cosa diavolo volevano chiedergli?

L’unica domanda sensata sentita in un’ora e tre quarti è stata la prima, semplice e breve, scagliata da Paolo Celata del TgLa7: “Quanti voti ha preso Rodotà alle Quirinarie?”. Semplice e breve anche la risposta, tre parole: “Non lo so”. Peccato che si senta appena, coperta com’è dalla seconda domanda dello stesso giornalista: “Perché non avete votato Prodi per stanare il Pd?”. Così nessuno incalza sui dati delle Quirinarie ed è subito talk show. Il format è noto. Il giornalista non fa domande, ma butta lì dei mini editoriali introdotti da formule tipo “non pensa che…?”, “non trova che…?”. Uno scambio di opinioni, dove spesso non capisci il mestiere dei due che si accapigliano: chi è il politico e chi il giornalista? Questo con Grillo è chiaro. Lui è il politico che aspetta paziente che gli alzino la palla per far partire il segmento di comizio. Senza contraddittorio, come la categoria ama lamentarsi. Già, solo che i giornalisti sono lì schierato e il contraddittorio non c’è lo stesso.

Domanda: “Non pensi (al nuovo Hitler si dà del tu) che abbiate sbagliato a non cercare un accordo con il Pd?”. Risposta: “No”. E parte un altro pezzo di comizio. E avanti con considerazioni travestite da domande, nella migliore tradizione televisiva. Che cosa dici a Bersani e ai giovani Pd? Che cosa farà il movimento nelle prossime settimane? Pensate di fare nomi per il prossimo governo? Avete indicato Rodotà dopo aver rifiutato un accordo per il governo: non funzionava meglio fare una cosa diversa? Qui un’atterrita voce femminile sbotta: “Ma che domanda è?”. Vito Crimi si alza in piedi e risponde con un piccolo comizio tonante. Grillo lo guarda dal basso in alto e comincia a descriverlo, facendo il verso al giornalista entusiasta: “Sta tirando fuori i coglioni, non me l’aspettavo, è cambiato, si sta modificando geneticamente”. La folla di parlamentari grillini ride e applaude, i giornalisti ripartono con le loro domande. Cosa voleva dire quando ha detto “avevamo pensato di governare insieme se solo l’avessero chiesto”? (bella domanda: magari voleva dire che avevano pensato di governare insieme se solo l’avessero chiesto). Lei pensa a altre piazze San Giovanni? Come farà a investire la vittoria che avete ottenuto e che rischiate di farvi sfuggire? Quando ha parlato di colpo di stato non crede di aver un po’ sbagliato la parola? (E lui: no, c’erano le virgolette) Pensa di candidarsi alle prossime elezioni? Insomma, come andare a dare un esame all’Università e sentirsi chiedere l’argomento a piacere.

Invece sono molti gli argomenti difficili su cui sono state risparmiate le domande all’esaminando: democrazia interna al M5S, espulsione di chi partecipa ai talk show, numero dei partecipanti alle Quirinarie e risultati, la verità sul mitico attacco hacker che le ha fatte ripetere, ruolo di Gianroberto Casaleggio nel movimento e nella gestione delle sue piattaforme tecnologiche, dati precisi sulle indennità parlamentari incassate e su quelle lasciate nelle casse pubbliche. Solo quelli che vengono in mente così su due piedi tra gli argomenti su cui, per settimane, abbiamo accusato Grillo di non rispondere alle domande. Sarà per un’altra volta.

P.S. Noi giornalisti – sottoscritto compreso – le domande non le sappiamo fare per varie ragioni. Spesso l’intervistato è un nostro azionista o amico di un nostro azionista. Se è un politico è ugualmente spesso nostro datore di lavoro (es. Silvio Berlusconi) o amico del nostro datore di lavoro (ogni politico ha un suo peso sulla Rai), oppure trattasi di un politico che potrebbe oggi o domani farci un grosso favore, ammesso che non ce lo abbia già fatto. Poi ci troviamo all’improvviso davanti a Beppe Grillo, con il quale abbiamo sognato per mesi di poterci sfogare e di fare i giornalisti a schiena dritta, e facciamo cilecca perché non ci ricordiamo più come si fa.