Per la prima volta non scrivo su questo blog come attivista antimafia, ma come giovane iscritto al Partito Democratico, come Giovane Democratico.

Ieri sera in tutta Italia è scattata l’operazione #occupyPd e anche noi con una Direzione provinciale di Varese aperta ad iscritti e simpatizzanti ci siamo ritrovati nella sede del Pd di Gallarate, unendoci a quanti chiedevano di non votare per Marini Presidente della Repubblica.

 Anche soltanto alla giovane età di 25 anni, iscritto ad un partito da pochi mesi, fa male vederne bruciare le tessere davanti ad un palazzo istituzionale quale è Montecitorio. Fa male non tanto perché quel partito è il tuo, quanto perché in quel gesto c’è tutta la rabbia e la ribellione da parte di cittadini che si sentono inascoltati.

 Se si è arrivati a questo è evidente che il motivo è solo uno: la dirigenza è completamente staccata dalla propria base. Per farsi ascoltare bisogna simbolicamente bruciare le tessere ed occupare le sedi. Per quanto non apprezziamo Grillo e il M5S su alcune metodologie e strategie politiche sono oggi più avanti del PD. La rosa di nomi per il Quirinale l’hanno fatta votare ai propri iscritti. Siamo critici sui metodi, sul fatto che i votanti sono pochissimi rispetto ai cittadini italiani, ma per lo meno si sono dotati di uno strumento di partecipazione, giusto o sbagliato che sia. E noi? Chi ha scelto l’altra sera il nome di Marini? La base? I parlamentari eletti? No, Berlusconi.

È questo ciò che non potevamo accettare. Non era soltanto Franco Marini in quanto persona il problema, ma che a sceglierlo fosse stato Silvio Berlusconi. Abbiamo non-vinto noi le elezioni, siamo il partito con il più alto numero di grandi elettori e ci prostriamo davanti all’uomo che ha rovinato il nostro Paese? Per che cosa? Per assicurare al Segretario di poter diventare Presidente del Consiglio? Ed in cambio di cosa?

Stamattina in transatlantico il PD sta votando compatto Romano Prodi. E allora nonostante tutte le critiche un dato positivo esiste: il vecchio PD ha perso ed un nuovo Pd è possibile. Non soltanto i così detti “renziani” si erano opposti al nome di Marini e questo dato è significativo. Per quanto sia convinto che il merito dell’inizio di un cambiamento interno al PD sia da attribuire a Matteo Renzi, oggi sono molti di più gli iscritti ed i rappresentanti istituzionali che si stanno ribellando a questa gestione del Partito.

Le proteste di piazza, le e-mail, i social networks, le occupazioni simboliche hanno portato il PD a convergere sul nome di Romano Prodi. Anche se con fatica e con una strategia che ci è costata la rivolta di molti cittadini che dichiaravano di non voler più votare per il Partito Democratico, abbiamo dimostrato che cambiare e far cambiare decisione si può. Abbiamo però bisogno dell’aiuto di tutti quelli che non credono più nella dirigenza di questo Pd, ma vogliono continuare a credere in un centro-sinistra che non si faccia tenere sotto scacco né da Berlusconi né da Grillo. Per questo io vi chiedo: non votate più questo Pd, ma continuate a votare per un nuovo Pd.