Può un action tutto muscoli, esplosioni e cazzate (di sceneggiatura) fare sul serio? A volte succede: siamo in America, the land of opportunity.

Dopo non essere riuscito a salvare la First Lady in un incidente automobilistico, l’agente dei Servizi Segreti Mike Banning (il maschio Gerald Butler, anche produttore) ha dovuto lasciare. Suo malgrado, e ora rosica dietro una scrivania al Tesoro. Ma non è detta l’ultima parola: complice un attacco terroristico in grande stile, rientra in servizio – davvero segreto – in prima persona indomita, perché la Casa Bianca è stata presa. Da chi? Terroristi coreani (sud o nord lasciamo a voi…), che prendono in ostaggio Mr. President (Aaron Eckhart) e altri big dell’Amministrazione (diremmo democratica, in ossequio a Obama). Non bastasse, lo psico-leader dagli occhi a mandorla – fidatevi, nel film ci son ben altri stereotipi… – punta all’ecatombe nucleare su suolo Usa, e il buon Mike deve scongiurarla, senza incrociare le dita e la braccia.

Diretto da Antoine “Maniere forti” Fuqua, è Attacco al potere – Olympus Has Fallen, che torna esplicitamente al filone iperproteico dell’action thriller anni ’80 e batte sul tempo il gemello White House Down di Roland “Catastrofe” Emmerich, che arriverà solo a giugno.

C’è da chiedersi, perché il cinema stelle & strisce ha così tanta voglia di far saltare in aria la Casa Bianca? L’abbiamo chiesto a Butler, che ha risposto mettendo il freno a mano e un tot di diversione: “I film parlano dell’oggi, quando nemmeno le grande istituzioni come la Casa Bianca sono più sicure. E poi si fanno due film anche su Cenerentola, gli alieni…”. La Madonna, e via dicendo.

“Confessare” piuttosto che la White House è stato l’unico obiettivo risparmiato dall’11 settembre 2011 e quindi è ancora disponibile per la finzione non sarebbe (stato) più sincero, anzi, tautologico? Non solo, anche meritorio: Olympus Has Fallen e sodali dimostrano una (facile) preveggenza sulle minacce made in Korea e non abbassano la guardia sul terrorismo. Insomma, Boston era già qui e ora, maratona e ceceni a parte.

Ma com’è questo Attacco al potere? I dialoghi si direbbero vergati al buio (si ride, involontariamente), la psicologia è tagliata con l’accetta, inverosimiglianze e incongruenze sono in campo, eppure, l’adrenalina scorre, gli effetti sono speciali pirotecnici e la sveglia alla Nazione suona fragorosa. In giro un po’ troppe armi, ma anche Obama gradirebbe.