Non so come finirà la corsa per il Quirinale, so, però, che lo spettacolo sin qui visto è stato indecoroso, per usare un eufemismo.
Le ragioni per le quali si preferisce il suicidio politico alla convergenza su Stefano Rodotà non hanno nulla a che vedere con le “provocazioni grilline”, ma affondano le loro radici nel tempo e riguardano proprio la biografia e l’impegno politico di Rodotà.

Non lo avrebbero comunque votato, parafrasando ancora una volta Enzo Jannacci,
Quelli che: “E’ fissato con la Costituzione, contrario ad ogni radicale revisione..”
Quelli che: “Si mise di traverso all’epoca della Bicamerale.”
Quelli che : “Sui diritti civili non è flessibile, basti pensare alla vicenda di Eluana.”
Quelli che : “Sempre in prima fila contro le leggi bavaglio.”
Quelli che: “Con il conflitto di interessi non si mangia.”
Quelli che: “l’articolo 11 della Costituzione va interpretato”
Quelli che: “I referendum sull’acqua sono una fesseria,tanto non ci sarà il quorum”
Quelli che: “Ma Rodotà non ha altro da fare che occuparsi anche dell’articolo 18?”
Quelli che: “Ma cosa cavolo sono sti beni comuni?”
Quelli che: “Rodotà, alla fine, decide di testa sua, inaffidabile.”

Questi non avrebbero mai votato Rodotà, Grillo o non Grillo.
Hanno scelto di trattare con Berlusconi e di subire i suoi veti e, tra questi, quello contro Rodotà stava in testa alla lista dello sgradimento del Cavaliere.
Forse ancora sperano di poter strappare una astensione per un futuro governo a guida Pd, naturalmente così non sarà.

Berlusconi prima incasserà, poi stabilirà modi e tempi della liquidazione di quello che resterà del centro sinistra. In questo caso assisteremo non ad un assassinio da parte del cavaliere, ma ad un suicidio assistito liberamente scelto dal paziente.
Naturalmente ci auguriamo di aver sbagliato analisi e previsioni per il futuro e di poter invece festeggiare tutti insieme l’elezione di Stefano Rodotà al Quirinale.