L’eco della piazza festante di Berlusconi è lontana. Eppure il ricordo di quel bagno di folla popola ancora i discorsi dei baresi, al pari dei commenti sui 25 gradi all’ombra, sull’anticipo di estate, sull’ultima giornata del campionato di calcio. Passeggiando sul Lungomare, in piazza del Ferrarese e nel centro storico del capoluogo, a Bari sembra regnare un’operosa tranquillità. Sole, aria calda, odore di mare. Poi, da uno dei vicoli della città vecchia, il parere di un’operaio sulla cinquantina: “Però Michele quello striscione a Silvio se lo poteva pure risparmiare”. Il riferimento è non solo alla furba accoglienza che il sindaco Michele Emiliano (Pd) ha riservato all’ex premier (“Caro Silvio, bentornato a Bari”), ma anche al vespaio di polemiche che ha provocato. Non tutti hanno capito la sfumatura. Tutti, al contrario, hanno sottolineato il successo della manifestazione azzurra in una città e in una regione da anni rosse (Emiliano al Comune e Vendola alla Regione, entrambi al secondo mandato). 

Sì, certo: le ultime elezioni politiche avevano anticipato il trend (trionfo Pdl) e la piazza di Berlusconi lo ha confermato. Ma anche la classifica sugli indici di gradimento dei sindaci italiani aveva già detto qualcosa, con l’ex pm antimafia scivolato dal terzo al venticinquesimo posto. Come mai? I baresi hanno pochi dubbi: “Il sindaco? E chi lo vede più. Ormai ci ha abbandonati”. C’è chi lo dice rassegnato, chi invece lo urla con rabbia, quasi a sfogarsi davanti a qualcuno che finalmente ascolta. Eppure Emiliano a Bari era definito ‘il Gladiatore‘. Perché lottava per il suo popolo. E si vedeva. Sia lui che la sua azione amministrativa. Decise che quel palazzone che oscurava la vista del mare, da tutti conosciuto come l’ecomostro di Punta Perotti, dovesse essere buttato giù con mille cariche di esplosivo. Alle parole seguirono i fatti. Idem per la dichiarazione di guerra alla criminalità e al malaffare, una crociata combattuta imbracciando una battaglia senza sconti per restituire alla città la vivibilità che meritava. Non solo. Emiliano condivise la richiesta di far diventare la Fibronit, meglio nota come ‘la Fabbrica della morte’, un Parco della Rinascita. E, come se non bastasse, con il suo governo è coincisa la riapertura del teatro Petruzzelli, diciotto anni dopo il rogo che lo distrusse nel 1991. Nonostante ciò, il rapporto tra i cittadini e il sindaco si è incrinato.

Emiliano lottava e voleva farlo vedere. Ed è questo il prezzo che, secondo i baresi, oggi paga: l’aver messo da parte il suo impegno (messo in mostra con la spavalderia di chi sa che sta facendo quello che deve) per infatuarsi di una carica più alta, regionale o nazionale che sia. Risultato: oggi lo stesso popolo che lo ha scelto per due volte alla guida del Comune è deluso. E basta trascorrere una mattinata tra le vie della città per capirlo. “Il sindaco non si fa più neanche vedere” accusa un signore seduto su una panchina proprio di fronte al Palazzo di Città. “Aveva promesso 30 mila posti di lavoro. Dove sono finiti? Dal 2009 ad oggi chi li ha visti”.

L’amara constatazione non appartiene solo al cittadino comune. Sono tutti d’accordo: il docente universitario, il predecessore del sindaco (ma questo è ovvio), il noto avvocato penalista. Per tutti le premesse erano le migliori. Ma poi, fa notare Dino Borri (docente di Urbanistica al Politecnico di Bari), dopo il grande spunto iniziale c’è stata la “non forza di continuare un’azione politica che doveva essere lunga e costante”. Il primo mandato è stato molto soddisfacente anche per Adriana Logroscino, giornalista del Correre del Mezzogiorno, ma poi Emiliano “ha preferito fare da solo e ha di conseguenza realizzato molto meno”. E di esempi a corredo delle loro tesi ne snocciolano uno dietro l’altro. Tutti riconducibili ai cavalli di battaglia delle campagne elettorali del sindaco. Come la questione della criminalità.

“Emiliano non ha risolto nulla dell’emergenza giudiziaria” spiega Michele Laforgia, avvocato penalista tra i più noti in Puglia. “La sede degli uffici giudiziari è quella che è; uno dei palazzi non è a norma e l’altro da precario è diventato definitivo. Un palazzo di giustizia è l’immagine della legalità di una città e quello di Bari non è un bel biglietto da visita”. Quanto poi all’idea di una legalità in chiave non repressiva, “quello che il sindaco ha realizzato – per Laforgia –  è ancora piuttosto timido”. Su questo tema, tuttavia, dai cittadini arriva una promozione piena. “Siamo più tranquilli. Prima non potevi passeggiare per Bari vecchia. Ti scippavano o ti ritrovavi al centro di un agguato. Oggi ci sentiamo sicuri, anche di sera”. Ma la benevolenza si ferma qui. Perché poi di appunti al sindaco ne fanno su tutti gli altri argomenti caldi.

A cominciare dai due grandi indiscussi meriti riconosciuti a Michele Emiliano, primo fra tutti la riapertura del Teatro Petruzzelli, ribadita con entusiasmo dall’attore e conduttore Antonio Stornaiolo. “Non ho mai approvato la sua scelta di non nominare un assessore alla Cultura, avocando a sé la delega. E pur vero, però, che grazie a lui abbiamo beneficiato della riapertura del teatro dopo l’incendio del 1991 che lo distrusse completamente”. Anche qui, però, il seguito poteva essere certamente meno burrascoso. Da marzo 2012 infatti, il teatro è stato commissariato da un tecnico nominato dal Ministero e nello stesso periodo, in piena vertenza che interessava centinaia di lavoratori, fecero discutere le modalità di selezione del personale, rispondenti secondo l’opposizione (che fece nomi e cognomi) a una logica di clientele politiche e sindacali.

Il secondo grande merito del primo cittadino, come detto, è la demolizione dell’ecomostro di Punta Perotti. Non c’è barese che non ricordi quella mattina del 2 aprile 2006. Bari celebrava il suo ’25 aprile’, la liberazione dall’ecomostro.  E il Gladiatore mostrò a tutta Italia la sua vittoria davanti  alle telecamere delle tv in diretta e ad una folla di centomila persone accorsa per assistere al boato che in pochi secondi ridusse in macerie e polvere il palazzone della discordia. Oggi su quell’area c’è un immenso prato, qualche gazebo e nulla più. “Poteva essere il polmone verde della città”, dice una donna seduta con suo figlio su una panchina del parco. “E invece, un po’ di erbetta e neanche giostrine degne di questo nome”. “Noi ci veniamo solo per correre lontano dal traffico – spiega un trentenne guardando con un po’ di desolazione il vuoto che ha intorno – Del resto non c’è altro da fare. Certo, meglio di quell’orrore di prima”.

Ma i guai per Punta Perotti sembrano non finire mai. Le aziende costruttrici dell’edificio hanno vinto la causa contro lo Stato Italiano alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e hanno riottenuto la proprietà dei suoli sui quali è sorto il Parco della Legalità. Secondo il professor Borri, il Comune avrebbe dovuto avviare “un contrasto legale serio per cercare di vincere le battaglie che sono state perse”. Quindi, ora, è necessario un nuovo intervento dell’amministrazione, per mediare tra la necessità di salvaguardare lo spazio verde e  i diritti delle imprese che hanno ottenuto pieno riconoscimento a livello europeo.

Meno severo, al contrario, il giudizio sulle politiche per la mobilità sostenibile. Secondo Legambiente l’introduzione delle zone a traffico limitato è un buon risultato perché ha migliorato la qualità dell’aria, ma di contro l’aumento del costo dei grattini per il parcheggio è stata, per una commerciante del centro, una “devastazione per le attività economiche”. Anche in questo caso, tuttavia, c’è chi sostiene che l’opera sia stata lasciata a metà. “Si è persa un’occasione storica di varare una politica di trasporto pubblico – è il parere di Dino Borri – Una volta liberate le strade dal traffico grazie ai Park and Ride si potevano far camminare i mezzi pubblici. Oggi alle fermate, gli autobus si aspettano come si aspettavano vent’anni fa”.

“Bari deve pedalare molto per diventare Smart city“, sostiene il presidente di Legambiente Puglia Francesco Tarantini, che ribadisce ancora una volta il dato molto basso di raccolta differenziata: sempre sotto il 30 per cento a fronte degli obiettivi nazionali che richiedono il 65 per cento. Anche diversi cittadini, che alcuni mesi fa hanno mal digerito gli aumenti sulla tassa dei rifiuti, mettono sul banco degli imputati l’Amiu. La municipalizzata addetta alla nettezza urbana costa circa 60 milioni di euro all’anno, ma nonostante i suoi ottocento dipendenti (le spese di personale incidono di oltre il 50 per cento sui costi di produzione) non riesce a garantire al capoluogo le percentuali sperate di riciclo. Solo pochi giorni fa, è stata annunciata la prossima realizzazione dell’impianto di compostaggio, che interessando la frazione umida dei rifiuti dovrebbe permettere un considerevole aumento della differenziata. Sempre che, dichiara sarcastico un cittadino, “anche questo non rimanga a metà”.

Insomma, la primavera pugliese (e in questo caso barese) ha lasciato spazio all’autunno? “Facciamo le corna – dice l’attore Antonio Stornaiolo – perché io credo ancora nella primavera. Se però stiamo vivendo l’autunno pugliese non è solo colpa dei politici ma anche di molti di noi che non sono stati capaci di rispettare le promesse fatte a se stessi”. L’anno scorso Emiliano è precipitato nella classifica di gradimento dei sindaci stilata annualmente dal Sole 24 Ore. Venticinquesimo posto con otto punti percentuali in meno rispetto al 2011, quando l’ex magistrato era terzo. Una caduta probabilmente dettata anche dal famosissimo episodio della truffa dei parcheggi interrati, che portò agli arresti domiciliari alcuni membri della famiglia De Gennaro. Fece discutere la notizia di una quantità abbondante di frutti di mare regalata dagli imprenditori al sindaco che, pur non coinvolto a livello penale, aveva accettato il dono. Questioni di opportunità politica. E di ricerca del consenso dei cittadini, che oggi, a un anno dalla scadenza del secondo mandato dell’ex Gladiatore, sembrano avergli voltato le spalle. Nonostante Punta Perotti e il Petruzzelli.

di Pierluigi Giordano Cardone, Roberto Rotunno e Mary Tota