Obama per il momento perde la sua battaglia. Il Senato americano ha bocciato l’intesa bipartisan sull’estensione dei controlli sui compratori delle armi nonostante il forte sostegno popolare alla proposta, è un duro colpo all’intera riforma.

FUMATA NERA – Già c’erano state avvisaglie della fumata nera. “Purtroppo oggi non avremo i voti per far passare la nostra proposta”, aveva ammesso amareggiato Joe Manchin, il senatore democratico che assieme al suo collega repubblicano, Pat Toomey era riuscito a mettere nero su bianco un compromesso sull’estensione dei controlli ai compratori delle armi. Era già nell’aria che molti senatori repubblicani, che la settimana scorsa avevano voltato le spalle al partito permettendo il dibattito in aula, oggi avrebbero cambiato idea. E così è stato: il partito repubblicano ha fatto muro e i promotori del testo non sono riusciti a ottenere i voti necessari. Il primo a commentare la mancata intesa è  La mia amministrazione farà di tutto contro la violenza. Prima del voto era arrivato, per bocca del portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, l’ultimo appello di Barack Obama: “Il presidente crede con forza che la legge sui controlli preventivi su chi acquista armi debba passare. Sono misure di buon senso e il 90 per cento degli americani le vuole, repubblicani, democratici, indipendenti, in tutti gli Stati”. La tensione degli ultimi giorni, causata dagli ordigni di Boston, ha rotto il clima d’intesa che si andava profilando tra democratici e repubblicani, creando lo scenario per il “no” alla riforma. Eppure il clima sembrava tutto a favore della nuova legge, con il voto “ribelle” di 16 senatori repubblicani contro l’ostruzionismo promosso dai vertici del loro partito, pur di discutere nel merito delle nuove regole. Ma dopo Boston il partito repubblicano si è ricompattato.

LE REAZIONI – E’ un Barack Obama visibilmente irritato quello che ha definito quella del mancato accordo sulle armi “una giornata vergognosa per Washington”. Il presidente, però, ha promesso di non arrendersi: “La mia amministrazione farà di tutto contro la violenza“. Il presidente ha parlato dal Giardino delle Rose della Casa Bianca, circondato da una decina di genitori delle piccole vittime di Newtown. Al suo fianco il vice Joe Biden e Gabrielle Giffords, l’ex parlamentare democratica sopravvissuta alla strage di Tucson. Dopo di lui, a parlare è un padre di uno dei bimbi uccisi lo scorso 14 dicembre nella scuola elementare Sandy Hook. “Torniamo a casa delusi ma non sconfitti. Determinati a capovolgere quello che è successo oggi. Andremo avanti. Certo – conclude quasi in lacrime – il mio cuore oggi è spezzato, ma non il mio spirito”. Il presidente ha affrontato subito di petto il voto del Congresso: “Pochi minuti fa una minoranza del Senato, distorcendo le regole, è riuscita a bloccare un accordo di compromesso di senso comune sull’estensione dei controlli, condivisa dal 90% degli americani”. Obama ha poi respinto le critiche ricevute per aver agevolato la partecipazione dei parenti delle vittime reagisce rabbioso: “Mi hanno detto di aver fatto sensazionalismo, di aver sfruttato il loro dolore per motivi politici. Ma c’è qualcuno che pensa sul serio che il loro tormento dovesse rimanere fuori dal dibattito, che non avessero il diritto di parlare?”. Infine, rilanciando la sfida, conclude fermo: “Il giorno dopo Newtown assieme a tutto il Paese prendemmo l’impegno che nulla poteva rimanere così com’è. E quelle parole, quella sfida valgono ancora”. Anche il sindaco di New York Michael Bloomberg non ha accolto con favore la notizia. “Molti senatori hanno pensato a proteggere la loro carriera non i cittadini”, ha affermato il sindaco, da sempre in prima linea nella battaglia contro le armi facili in America.

I SOSTENITORI DELLA RIFORMA – Pur di spingere sul Senato, Barack Obama aveva portato a Washington sull’Airforce One i 12 parenti delle vittime di Newtown, la scuola del Connecticut dove un killer ha fatto una strage di 20 bambini, che per tre lunghi giorni si sono trasformati in lobbysti, passando tutto il  giorno al Senato pur di convincere i senatori incerti. A fianco del marito, era scesa in campo contro le armi anche Michelle Obama. Con un discorso appassionato, la first lady aveva ricordato la majorette uccisa vicino alla propria scuola pochi giorni dopo aver sfilato alla cerimonia di inaugurazione del secondo mandato di Barack Obama. E ci aveva provato anche il segretario di Stato John Kerry, che, durante una visita in Giappone aveva speso parole critiche nei confronti dell’uso sregolato delle armi negli Usa. “Molti ragazzi non americani non vengono più a studiare negli Stati Uniti per paura di essere coinvolti in qualche strage provocata da armi da fuoco”, ha affermato Kerry, sostenendo che gli “studenti e i loro genitori considerano gli Usa un Paese non sicuro”.

LE LOBBY – Dall’altro lato, però, sulla riforma ha pesato l’opinione delle lobby, impegnate in una vera e propria campagna pro armi. I produttori hanno cercato di far sentire il proprio peso in tutti i modi, soprattutto cercando di coinvolgere la platea dei più giovani, con spot mirati che invitavano ad avvicinarsi al mondo delle armi da fuoco. E’ proprio contro di loro che il presidente degli Stati Uniti ha puntato il dito: “La lobby delle armi ha mentito. La legge sui background check, quella sui controlli preventivi su chi acquista le armi da fuoco, non viola nessuno dei diritti del secondo emendamento della Costituzione”.