Sarà per via della nomina a vicepresidente dell’Internazionale Socialista, o per il suo passato da giornalista e pittore. Ma il nome nuovo nell’Albania che bussa alle porte dell’Europa è Edi Rama, su cui i bookmakers si stanno sbizzarrendo. Il leader dell’opposizione socialista al governo di Sali Berisha si prepara al voto del prossimo 23 giugno con una marcia in più. Il suo programma politico si chiama “Rilindja Shqiptare” (Rinascita Albanese) e conta di fare il pieno alle urne anche per via dell’appoggio del Movimento socialista per l’integrazione (Lsi) che ha lasciato la coalizione di governo e si è unito all’opposizione socialista guidata proprio da Rama. Quest’ultimo si erge a paladino della legalità e contro la corruzione, ed è stato anche sentito in procura circa un video con nomi e dati di ministri corrotti che sta circolando nel paese e che qualcuno azzarda a dire che abbia portato alle dimissioni del vicepremier, per questo Berisha ha accelerato i tempi del rimpasto.

L’Albania non è solo al centro del nuovo business europeo dell’eolico e dell’energia solare, ma anche sconvolta da livelli di criminalità altissimi e con fiotte di repressione che giungono pericolosamente anche nelle redazioni di molti organi di stampa, con i colleghi di Top Channel più volte minacciati dalla malavita locale, come dimostrano, tra gli altri, i report annuali di Freedom House e Reporters Without Borders. Due settimane fa l’associazione delle televisioni commerciali europee (Act) aveva indirizzato un appello alle istituzioni comunitarie per tutelare la libertà dei media in Albania. La pietra dello scandalo era stato l’ennesimo episodio che aveva coinvolto l’emittente indipendente Top Channel “ancora una volta sottoposta a pressione politica, nel momento in cui il Paese affronta elezioni cruciali”. Secondo Ross Biggam, direttore generale dell’Act, le notizie giunte da Tirana testimoniano “che la libertà dei media non deve essere mai data per scontata. Alcuni governi stanno diventando sempre più sofisticati nelle strategie per limitare il lavoro della stampa indipendente e stanno usando anche metodi indiretti, come in questo caso pianificare una legge che mette sotto pressione i giornalisti”.

C’è poi una primizia assoluta per l’Albania, ovvero la partecipazione lo scorso 8 marzo al vertice mondiale per la Pace, la sicurezza e lo sviluppo umano che si è tenuto a Seoul, come se il paese delle Aquile si fosse finalmente affacciato ad eventi della comunità internazionale. Ma se da un lato questo è un chiaro passo avanti nelle relazioni con l’Ue e con il resto del mondo, dall’altro il rischio di bissare l’exploit greco dei neonazisti di Alba dorata non rappresenta una prospettiva felice. Infatti per la prima volta nella storia recente albanese il nazionalismo di estrema destra dispone di una precisa e ufficiale rappresentanza politica: l’Alleanza Rossonera, guidata dal giurista 44enne Kreshnik Spahiu, già vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Che in molti temono possa ottenere un risultato favorevole alle urne di giugno, dal momento che la situazione con i kosovari non è per nulla tranquilla, terreno fertile per i rigurgiti xenofobi e nazionalistici. La mossa a sorpresa di Rama, secondo molti osservatori, sta proprio nell’aver unito il principale partito di opposizione socialista di cui è leader, in una coalizione con il Movimento socialista per l’integrazione. E a meno di tre mesi dalle elezioni potrebbe essere la chiave per arrivare al potere dopo otto anni di governo di centrodestra targato Sali Berisha, con sulle spalle un fallimento non indifferente come il rifiuto dello status di paese candidato all’ingresso nell’Ue.

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