E’ stato un brutto spettacolo quello che i telegiornali hanno mostrato nei giorni scorsi parlando delle violente contestazioni rivolte alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, da alcuni cittadini di Civitanova Marche.

Innanzitutto, perché mi pare che il bersaglio individuato da quei cittadini sia il meno opportuno: se c’è una persona che nella sua vita si è occupata delle ingiustizie è proprio questa signora che, appena arrivata a una carica istituzionale, si è ridotta lo stipendio. Ma il problema più grave non è questo. E’ ben altro. E merita un’attenta analisi, che parte dall’equivoco uso della parola “Stato”. Espressioni come “Stato assasino”, “ Stato criminale” rischiano di produrre più che altro della confusione, perché l’origine dei guai e delle tragedie che stanno esplodendo sta proprio in una distorsione dell’idea di Stato.

“Meno Stato e più mercato” predicavano fin dagli anni ottanta i sostenitori del neoliberismo, i thatcher-reganiani, seguaci della scuola economica di Chicago che, non contenti dei pasticci combinati in America, hanno pensato di coinvolgere anche l’Europa. E avanti con il mito del mercato, della produttività, della competizione che sistema tutto, il mito della privatizzazione della salute e dell’istruzione, con la cultura aziendalistica per cui anche una scuola, un ospedale deve funzionare come un’azienda. “Azienda sanitaria”: un vero ossimoro. E poi avanti con la denigrazione del welfare facendo di ogni erba un fascio, creando un’assurda equiparazione tra gli abusi – i falsi invalidi, le false malattie – e i giusti diritti alla salvaguardia della salute, del riposo, della maternità.

Avanti con il disprezzo di tutte le attività considerate non produttive, l’amministrazione pubblica, la cultura e la scuola definite come il luogo dei fannulloni. Avanti con la criminalizzazione del sindacato, considerato un impaccio allo sviluppo, anche quando chiede semplicemente di rispettare le leggi e la Costituzione, avanti con la riduzione dei diritti e delle protezioni dei più deboli perché “sono cose che non ci possiamo più permettere”.

Borse di studio, salari minimi garantiti, discorsi sull’uguaglianza guardati con sufficienza come cose d’altri tempi: chi ne parlava è sbeffeggiato, deriso o guardato con sospetto, come un comunista o un romantico anacronistico. Ecco dov’è l’origine del problema, la vera causa dei mali: in questa cultura, nell’egemonia di questo pensiero e, ovviamente, nella sua messa in pratica. Coraggio! Bisogna fare un passo in più se si vogliono trovare i veri responsabili di ciò che ci sta accadendo. Troppo semplice prendersela con la Boldrini e fare la faccia feroce al tg.