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La sentenza pronunciata in tarda serata ieri dalla Corte costituzionale portoghese era molto attesa. Ad essere in gioco non soltanto l’ultima famigerata legge finanziaria, che ha imposto pesanti misure di austerità a lavoratori e pensionati, ma lo stesso destino del governo, già traballante, di Passos Coelho.  Si temeva un ‘terremoto’, e pare così sia stato, almeno per il governo in carica. La Corte costituzionale portoghese, a cui avevano fatto ricorso il presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva, i partiti di opposizione ed i sindacati, ha dichiarato incostituzionali quattro dei nove articoli sospetti di incostituzionalità della legge finanziaria per il 2013. Gli esperti calcolano che l’impatto finanziario della cancellazione di questi articoli sia pari a un miliardo e trecento milioni di euro, che il governo – in ossequio ai diktat della Troika – contava di prenderli direttamente dalle tasche dei dipendenti pubblici, disoccupati, pensionati e lavoratori tutti, attraverso la cancellazione o riduzione delle indennità per ferie e malattia.

Le misure che sono state ritenute incostituzionali sono:

 1. La sospensione dei sussidi per le ferie dei dipendenti pubblici

Nel 2012, il governo aveva sospeso il pagamento dei sussidi per le ferie nonché la tredicesima per i dipendenti pubblici. La Corte costituzionale, seguendo un ragionamento simile a quanto già fatto un anno prima a seguito di un primo tentativo del governo di cancellare gli stessi sussidi, stabilisce ora che tale misura viola il principio di uguaglianza e parità di trattamento. La cifra che il governo contava di drenare da questo taglio massiccio è pari a 610 milioni di euro. 

 2. La sospensione del sussidio per le ferie dei pensionati

Già a partire dal 2012, il governo aveva ridotto del 10% il bonus natalizio per i pensionati. Con la legge finanziaria del 2013 si era spinto oltre, provvedendo a ridurlo del 90%. La Corte considera ora questa misura incostituzionale, perché in violazione del diritto di uguaglianza. In questo caso, l’impatto finanziario in termini netti si aggirerebbe attorno ai 540 milioni di euro.

 3. L’estensione del taglio dei sussidi ai contratti di insegnamento e di ricerca

All’articolo 31 della legge finanziaria, che ora è stato dichiarato incostituzionale, si stabiliva la cancellazione della tredicesima e della quattordicesima anche per tutti coloro che erano in possesso di un contratto di docenza o di ricerca “nell’ambito  del programma quadro di ricerca e sviluppo dell’Unione europea o da parte di istituzioni straniere o internazionali”. Non è ancora noto l’impatto finanziario della cancellazione di questa misura governativa.

 4. La riduzione delle indennità di disoccupazione e malattia

Il governo aveva introdotto, tra l’altro, anche il pagamento dei contributi previdenziali del 6% per coloro che ricevono l’indennità di disoccupazione e del 5% per coloro che ricevono l’indennità di malattia. La Corte costituzionale ritiene ora che questa norma violi il principio di proporzionalità. L’impatto finanziario di questa misura, stando a quanto annunciato dal governo durante la discussione della legge finanziaria, sarebbe pari a 150 milioni di euro.

I commenti a caldo dei partiti di opposizione hanno toni trionfalistici, anche perché in tanti si dichiarano convinti che Passos Coelho avrebbe le ore contate dopo il duro colpo della Corte costituzionale. Di sicuro, la sentenza è una boccata di ossigeno per i lavoratori e i pensionati portoghesi, i quali negli ultimi mesi, sempre più schiacciati dalle tasse, sono scesi per strada numerosi e arrabbiati. Anche se in Italia si è parlato poco o nulla, il 2 marzo scorso hanno manifestato contro l’austerità circa un milione e mezzo (cifra per difetto) di portoghesi, che è davvero tantissimo per un paese che conta non più di dieci milioni di abitanti. Nonostante però la sentenza sembra dare legittimità alle loro lotte, i guai non sembrano essere davvero finiti. Anzi, sembra proprio che siano appena iniziati. La Troika chiede, infatti, con insistenza, che venga cancellato il salario minimo per tutti i lavoratori. E chissà che non riescano nel loro intento, vista l’ansia smodata degli ultimi governi portoghesi di essere definiti “allievi modello” dal Fmi e dalla Bce.