Il Cagliari lascia lo stadio Is Arenas: con una lettera di disdetta inviata stamattina, la società ha comunicato al Comune di Quartu Sant’Elena la volontà di porre fine al rapporto di concessione dell’impianto con effetto immediato. Una decisione clamorosa, degno epilogo di un amore – quella fra il Cagliari e Is Arenas – mai sbocciato, e che nel corso dell’anno ha offerto una serie infinita di colpi di scena, tra partite giocate nelle condizioni più disparate e vicissitudini giudiziarie. “E’ oramai inevitabile prendere atto, nostro malgrado, di una situazione che vede la Cagliari Calcio vittima di una serie di eventi in suo danno, tali da non poterci più illudere che la nostra collaborazione sia volta al comune interesse rappresentato un tempo dal raggiungimento di quanto concordato nella nota convenzione e come puntualizzato con la nostra del 14 marzo 2013″, si legge in apertura della lettera.

La convenzione a cui si fa riferimento è il protocollo d’intesa firmato lo scorso anno, che per un canone complessivo di 125mila euro assegnava la gestione dell’impianto Is Arenas al Cagliari calcio per tre anni. La società aveva anche provveduto a montare una serie di attrezzature per ampliare la capienza dello stadio e soddisfare le condizioni di agibilità per i match di Serie A. Peccato, però, che nel corso di tutta la stagione lo stadio non sia stato quasi mai agibile. Fino ad oggi, i 15 match casalinghi dei sardi si sono disputati in condizioni molto differenti: solo in 6 occasioni (contro Catania, Napoli, Chievo Verona, Genoa, Palermo e Milan) il Cagliari ha potuto giocare nel suo stadio e con i suoi tifosi; per ben 7 volte si è giocato a Is Arenas ma a porte chiuse; in un’occasione il Cagliari si è vista assegnata la sconfitta a tavolino (alla quarta giornata, quando il presidente Cellino aveva invitato i tifosi a recarsi allo stadio, nonostante il parere contrario del prefetto, causando così il rinvio della partita); mentre contro la Juve, alla 18esima giornata, la partita si è disputata addirittura allo stadio Ennio Tardini di Parma. Una disparità di trattamento di cui di recente si era lamentato anche l’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, che aveva messo in dubbio la regolarità del campionato.

A questo vanno aggiunti i guai giudiziari dello scorso febbraio, quando per tentato peculato e falso ideologico sono stati arrestati sia il presidente del Cagliari, Massimo Cellino, che il sindaco del Comune di Quartu Sant’Elena, Mauro Contini. Adesso – dopo l’ennesima partita giocata a porte chiuse, sabato scorso contro la Fiorentina – il Cagliari ha deciso di dire basta: “Il dovere di evitare ulteriori irreparabili danni alla nostra azienda – è scritto nella lettera – ci impone l’obbligo di ricercare, seppur tardivamente, soluzioni alternative”.

Ma c’è di più. La società ha annunciato anche l’intenzione di portarsi via una parte dello stadio Is Arenas, le attrezzature di sua proprietà all’interno dell’impianto (che invece appartiene al Comune di Quartu). E la battaglia con l’amministrazione di Quartu Sant’Elena – rea, a detta dei dirigenti rossoblu, di “comportamenti caratterizzati da ambiguità e contraddittorietà” – potrebbe finire addirittura in tribunale: come si legge infatti nella conclusione della missiva, “i legali incaricati adotteranno ogni più ampia ed opportuna iniziativa per la tutela dei nostri interessi in ogni sede che sarà ritenuta di competenza”. Se la società imputa all’amministrazione e al suo atteggiamento ostile la responsabilità dell’accaduto, potrebbe eventualmente anche chiedere i danni (materiali e morali) dei mancati incassi dell’intera stagione.

Intanto, però, domenica è di nuovo campionato, e i rossoblù dovranno prepararsi all’ennesimo trasferimento: è molto probabile, infatti, che le ultime quattro gare casalinghe in calendario si giocheranno nella lontanissima Trieste, allo stadio Nereo Rocco che già aveva ospitato le ultime gare del Cagliari nel corso dello scorso campionato. Sembrava una situazione di passaggio: in attesa della costruzione di uno stadio di proprietà, Is Arenas sarebbe dovuta diventare lo stadio dei rossoblù per almeno tre stagioni. Ma a distanza di un anno nulla è cambiato: il Cagliari ed i cagliaritani sono di nuovo in cerca di una casa.