E adesso bisogna guardarsi negli occhi, sparare un nome, dire quello che fino a oggi si poteva solo evocare, strizzare, sfiorare. Adesso è l’ora: chi è il presidente del Consiglio che può convincere il parlamento più pazzo del mondo? Quali i ministri della Repubblica capaci di resuscitare lo spirito patriottico impastando un governo unitario?

Il primo nome, necessario perché è la Costituzione a dire che in caso di guai è lui il numero due della nazione, è Piero Grasso. Che oggi dice: “Un governo è assolutamente indispensabile”. Lo fa per rispondere a Grillo che vuole le Camere attive anche senza premier, ma forse anche per lanciare un segnale del tipo: se serve, sono qua.

In realtà il nome di Grasso sarebbe buono anche per il Quirinale, l’altro piatto della bilancia che deve stare in equilibrio con la partita governativa. E con lui sono parecchi a giocare in duplex, dal superpensionato Giuliano Amato all’eterno Franco Marini. Gente che dà l’orticaria al Movimento, ma che potrebbe riunire le colombe Pd-Pdl mentre svolazza tra Colle e Palazzo Chigi qualche nome ancor più tecnico, come quello di Fabrizio Saccomanni. Il quale, se non altro, sa quanti soldi ci sono in cassa (Bankitalia) e non si è compromesso col marcescente governo Monti.

In verità, qualche candidato credibile potrebbe tranquillamente giungere proprio dall’esecutivo in carica: Fabrizio Barca minaccia di rispuntare al momento giusto, e tutti dicono che Anna Maria Cancellieri farebbe carte false pur di restare nel giro. Roba già vista? Facce vecchie? Vero, ma pure le altre novità non sono esattamente inedite. Da Zagrebelsky a Rodotà, i buoni padri della patria sono tutti in fila, e la cosa strana è che anche quando si citano Milena Gabanelli o Roberto Saviano l’espressione del cittadino medio si fa delusa.

Di certo l’uomo nuovo proposto dai vecchi partiti sarà una creatura vecchio stampo, uno che piace a destra e sinistra, uno che consente a Pd e Pdl di leccarsi le ferite tentando la mossa della salvezza: rapide riforme con tagli e taglietti, e soprattutto un sistema elettorale per evitare lo tsunami bis. Tenere Grillo in disparte almeno un po’, rubargli la parte dell’innovatore, sperare nelle baruffe del Movimento, tirare a campare senza soccombere tra correnti e faide interne. E Grillo, che vuole i suoi ragazzi al governo, ha l’occasione del secolo: indicare lui i nomi giusti.

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