E’ curioso notare che una grande figura come quella di San Francesco non avesse ancora indotto alcun papa a riprenderne il nome. Un nome non casuale, per il significato al quale rimanda: Francesco è sinonimo di semplicità e di povertà (non proprio ciò che la Chiesa sinora è stata), ma anche e soprattutto di fratellanza che implica una comunità di eguali, senza altari sopra agli uomini, ma con altari fra gli uomini.

La fratellanza è stato un principio spesso perso di vista dalla Chiesa, anche al suo interno. La fratellanza implica poi un’educazione culturale al dialogo con chi è diverso per religione o visione del mondo.

A nulla serve una chiesa che minaccia anatemi e quasi sempre questo tipo di chiesa è una chiesa di potere dentro al potere. Per la funzione spirituale della quale vuole essere portatrice, la chiesa (cattolica) avrebbe dovuto essere sempre più distante dai centri decisionali, ma nel suo percorso storico – anche dopo la fine dello Stato Pontificio – non ha mai abbandonato la sua ambizione di Stato temporale.

Sarà sufficiente a invertire questo percorso l’elezione di un cardinale come Jorge Mario Bergoglio che andava a recitare la messa nei barrio più degradati di Buenos Aires? L’idea è che la chiesa cattolica, prima di salvare il mondo, stia ora cercando di salvare sé stessa e per farlo prova a tornare alle origini: quelle della sua più genuina matrice evangelica.