Nelle ore in cui scrivo questo post, sembra quasi escluso un appoggio di circostanza del MoVimento 5 Stelle a un governo a guida di Pier Luigi Bersani. Gli “8 punti” messi in campo dalla direzione del Pd, scelti fra i punti programmatici del Pd su cui il M5S avrebbe avuto gioco facile a emendare secondo una propria visione più rigorosa, paiono dunque destinati al cestino.

Se le cose andranno effettivamente così, signifcherà che Grillo non è poi così interessato al merito degli 8 punti proposti dal Pd, ma preferisce costringere il Pd ad appoggiare un governo del Presidente con un probabile unico punto programmatico: riforma della legge elettorale e subito ritornare al voto. Naturalmente, anche per approvare una nuova legge elettorale occorrerà ci sia in carica un governo, e occorrerà trovare una maggioranza parlamentare che l’approvi. Tutte cose da cui i parlamentari del M5S, sembra, si tireranno indietro.

Alcuni commentatori sostengono che la proposta Bersani non è di quelle a cui il M5S non può dir di no. Secondo costoro, il Pd dovrebbe proporre una figura terza come presidente del Consiglio, poi gli 8 punti potrebbero perfino essere gli stessi. Se ne fa dunque un problema di chi propone, non di cosa si propone.

Trovo ingiusto il ragionamento: Bersani avrà pure vinto malissimo le elezioni, al punto da non avere la maggioranza al Senato, ma le ha comunque vinte: il Pd, calcolando anche i voti degli italiani all’estero che secondo il basilare concetto democratico “uno vale uno”, valgono tanto quanto quelli degli italiani in Italia, è il partito con più voti sia alla Camera che al Senato (fonte: Ministero degli Interni. Pd alla Camera 8.644.523 + 288.092  = 8.932.615 contro gli 8.689.458 + 95.041 = 8.784.499 del M5S) che al Senato. Oltre a questo dato brutalmente oggettivo – che da solo dovrebbe essere sufficiente per ogni vero democratico a rispettare il volere della maggioranza degli italiani e a consentire almeno un governo di minoranza al PD, secondo la modalità spesso in voga in Canada – Bersani non ha le responsabilità politiche di Berlusconi. Dunque non si capisce perché, dopo aver vinto malissimo queste elezioni, non dovrebbe nemmeno poter provare a governare sulla base di quei suoi 8 punti. I commentatori più stolti hanno detto: perché non ha proposto prima i suoi 8 punti? Forse perché prima c’era un Parlamento con maggioranza Pdl e Lega Nord?

A mio modo di vedere, il no di Grillo e Casaleggio potrebbe anche convenire al MoVimento. Può essere, infatti, che in caso di elezioni anticipate a brevissimo (ma comunque non prima di giugno, per una serie di tempi tecnici che devono passare, fra elezione del nuovo Presidente della Repubblica e probabile tentativo di approvazione di una nuova legge elettorale) il M5S riesca non solo a non perdere la sua onda di consensi, ma addirittura a cavalcarla, magari additando al popolo l’eventuale nuova alleanza fra Pd e Pdl per approvare una nuova legge elettorale come “l’ennesimo inciucio”. Cosa che sarebbe tecnicamente scorretta, ma si sa che in campagna elettorale valgono anche i colpi sotto la cintura.

Di certo, l’approvazione di quegli 8 punti, magari emendati come il M5S meglio crede, e la conseguente entrata in carica di un governo, farebbero del bene al Paese. Ma Grillo di questo non si cura: meglio far degradare l’Italia da Fitch, meglio che la disoccupazione giovanile superi il 40%, meglio non avere un governo che possa evitare l’aumento del punto in più di IVA previsto per il 1° luglio 2013 (passerà dal 21% al 22%). Meglio che le piccole e medie imprese continuino a fallire vedendosi non rimborsati i crediti che hanno con lo Stato. Meglio che i cittadini italiani continuino a non poter chiedere un prestito in banca. Meglio che il matrimonio rimanga un istituto a cui possono avere accesso solo alcuni italiani. Meglio far aumentare lo spread. Meglio lasciare in vigore tutte le leggi ad personam approvate dalle maggioranze di Berlusconi. Volete mettere, rispetto alla possibilità del M5S di aumentare ancora i voti e arrivare, magari, a settembre 2013 con la possibilità di un governo monocolore del MoVimento?

A quel punto, se le cose andranno davvero così, potremo toglierci il cappello e ammettere che la partita a poker di Grillo contro “i partiti” (ma in realtà è solo contro il Pd) sarà stata da lui vinta. Però, quando si trovasse per le mani una maggioranza del M5S sia alla Camera che al Senato in un’Italia della seconda metà del 2013 a tinte socio-economiche un pochino più fosche di quelle non esattamente radiose di oggi, dovrà realizzare le sue promesse elettorali. A cominciare dal reddito minimo di cittadinanza e tutte le altre cose promesse nel suo programma economico. E se non saprà da che parte iniziare, o se la situazione sociale peggiorerà ancora, può darsi che aver vinto questa partita a poker di oggi si riveli un tantinello controproducente, stando a ciò che promette il programma del nascituro “MoVimento dei Bastoni” sentito a Servizio Pubblico.