“Shengnü”, ovvero “donne avanzate”, come avanza il cibo. Una definizione incredibile per descrivere ancora oggi in Cina le donne che non sono ancora sposate e che hanno superato i 25-27 anni. Un argomento molto discusso su internet, specie adesso che il Capodanno cinese è finito e troppe donne si sono trovate a dover sopportare la pressione di parenti e genitori affinché si sposino al più presto, non importa con chi. E tutto questo mentre la classe media sembra andare in tutt’altra direzione. A Pechino e a Shanghai ad esempio, ormai un matrimonio su tre va incontro al divorzio. E la generazione nata negli anni ’90, quella che accede ad internet e twitta su Weibo, il Twitter cinese, pensa che tutta questa pressione sul matrimonio sia utile solo agli immobiliaristi per vendere appartamenti.

Paradossalmente è stata proprio la Federazione cinese di tutte le donne – fondata all’interno del Partito comunista cinese già nel 1949 “per difendere i diritti e gli interessi delle donne” – a coniare la definizione di “donne avanzate”. Era il 2007 e da allora questo termine è entrato a far parte del lessico ufficiale, è stato usato su riviste, giornali e perfino dal Ministero cinese per l’educazione. Ancora un mese fa, sul sito delle femministe del Partito i potevano leggere articoli su questo tema dai titoli raccapriccianti, tra cui “Veramente le donne avanzate si meritano la nostra simpatia?”. Le “donne avanzate” vengono ormai stigmatizzate dal governo come un problema sociale, tanto più che la politica del figlio unico ha creato un disavanzo di genere incredibile (è previsto che la popolazione maschile supererà quella di genere femminile di 35 milioni di unità già nel 2020) e che le cosiddette “donne avanzate” appartengono in realtà alla fetta più educata e con salari più alti della società. Quella a cui tutta la Cina dovrebbe tendere. E non c’è da stupirsi.

Tra i cinesi (e aggiungerei non solo) è molto diffusa l’idea che gli uomini tendono a sposarsi con donne di livello leggermente inferiore. Così si sente spesso ripetere anzi, enunciare come se fosse una legge della geometria euclidea, che “gli uomini di classe A sposano donne di classe B; quelli di classe B donne di classe C; quelli di classe C con quelle di classe D e via dicendo”. Logica vuole che le donne “avanzate”, siano quelle di classe A. Quelle che sanno arrivare molto in alto. Si pensi solo che una ricerca di Forbes ha dimostrato che 11 delle venti donne più ricche del mondo sono cinesi. E la ricerca prende in considerazione solo chi la ricchezza se l’è costruita da sé. Sposarsi sempre più tardi è un trend inesorabile nella società cinese. Esattamente come è successo altrove. Nei lontani anni Cinquanta, l’età media in cui una donna trovava marito era sotto i vent’anni. Negli anni Ottanta sotto ai venticinque e adesso l’età media è già di ventisette anni.

I dati dell’ultimo censimento mostrano chiaramente che nella fascia d’età tra i 25 e i 29 anni una donna su cinque non è sposata. Per gli uomini della stessa età la percentuale è di parecchio superiore (uno su tre) ma questo non sembra rappresentare un problema. Specie perché per secoli il matrimonio in Cina ha rappresentato l’unica forma di sicurezza a cui una donna poteva aspirare. Una copertina dedicata all’argomento dalla rivista americana Newsweek nel 1986, sosteneva che le donne rimaste single a quarantanni avevano più possibilità di essere uccise da un terrorista piuttosto che di venir sposate. L’articolo all’epoca, oltre a essere criticato ampiamente dalle associazioni femministe, seminò un discreto panico tra le professioniste single di età avanzata. Ma il Newsweek aveva torto e lo ammise.

In Cina la generazione nata negli anni Ottanta, gli attuali over 30, ha spesso ceduto alla tradizione e al volere dei genitori (non sono pochi i matrimoni combinati anche qui in Cina, nonostante sia vietato per legge) e si è sposata per poi passare in larga parte alle pratiche di divorzio. Ma la generazione nata negli anni Novanta, quella cresciuta a internet e social media, il problema “sociale” lo vede già da un’altra angolazione. “Se la generazione degli anni Novanta non si sbriga a sposarsi, il settore immobiliare non venderà e gli speculatori edilizi non compreranno terreni – scrive un utente su Weibo a proposito di questo dibattito – L’industria dei matrimoni rallenterà e gli avvocati saranno scontenti perché le persone che si sposano in età matura sono meno inclini al divorzio. Qualsiasi tipo di azienda smetterà di far profitto e le entrate fiscali scenderanno. Senza proventi dalle tasse e impossibilitati a vendere terreni i nostri leader non raggiungeranno gli obiettivi che vogliono né un così alto Pil. Perciò la generazione degli anni Novanta deve sposarsi tardi a prescindere dai desideri personali. È questo il vero problema sociale!”.

di Cecilia Attanasio Ghezzi